Stomia: risposte alle domande frequenti

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Approfondimenti degli operatori sanitari per la gestione della stomia

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Vivere con la stomia: gli approfondimenti degli operatori sanitari

Protezione della cute peristomale: lo stomacare e l’utilizzo degli accessori - Calogero Volpe, stomaterapista Ospedale di Agrigento

Negli ultimi decenni, l’attenzione al tema della stomia è notevolmente aumentata. Fino a pochi anni fa lo stomizzato, una volta dimesso dall’ospedale, rientrava in una società impreparata ad accoglierlo, con una disinformazione sulle varie problematiche psico fisiche e sociali che costellano la quotidianità di questi pazienti. La maggior sensibilizzazione alla presa in carico delle persone stomizzate e l’affinamento delle tecniche chirurgiche, hanno portato gradualmente a concrete possibilità di pieno reinserimento sociale grazie ad una serie di interventi volti a migliorare l’aspetto qualitativo oltre che quantitativo della vita.

L’assistenza a queste persone, che vedono modificata la loro immagine corporea, deve comprendere una valutazione multidisciplinare ed avere come obiettivo primario ed essenziale quello di salvaguardare la qualità della vita del paziente. Il paziente stomizzato si trova, infatti, senza un’importantissima funzione fisiologica sul controllo della quale si basa buona parte dello sviluppo psicofisiologico.

La persona si trova ad imparare a controllare le proprie funzioni fisiologiche con modalità totalmente diverse e con l’ausilio di protesi esterne. Le feci e le urine confluiscono in un’apposita protesi di raccolta posizionata sull’addome, che in alcuni casi può staccarsi, può rompersi, può non essere collocata bene e creare dolore o fastidio, può fare rumore, emanare odore ma, soprattutto può “spaventare” la complicanza che potrebbe insorgere se la cute peristomale non è trattata adeguatamente. Nel primo periodo post-operatorio la persona assistita che ha subito quest’intervento deve adattarsi alla nuova situazione che si è creata e alla modificazione dell’immagine corporea.

La gestione della stomia (o “stoma care”) e la scelta dei presidi di raccolta sono di competenza dell’infermiere, il quale prima controlla le condizioni della stomia (colore, posizione rispetto al piano cutaneo, eventuali segni di altre complicanze) e poi, in base alle esigenze della persona e alla tipologia di stomia, sceglie il sistema di raccolta idoneo. La persona stomizzata non deve essere abbandonata, ma seguita, accompagnata, guidata e aiutata in tutto il suo percorso da persone di fiducia, affinché la malattia non rappresenti motivo di chiusura al mondo e alla vita sociale.

Per una buona qualità della vita è fondamentale effettuare con cura l’igiene della stomia. La cura della cute peristomale, e la gestione delle sue alterazioni, è una delle sfide più frequenti, e spesso più difficili, che lo stomaterapista, ma anche l’infermiere nelle unità operative si trova ad affrontare.

Prima di procedere allo stomacare, è necessario preparare il materiale occorrente, che consiste in:

  • dispositivo di raccolta con diametro che sia il più vicino possibile a quello dello stoma, non troppo grande per evitare il più possibile che la pelle peristomale entri a contatto con le urine;
  • forbicine a punta ricurva per modellare e tagliare su misura il foro della placca;
  • calibratore per stomie
  • sapone neutro o di marsiglia per evitare che saponi troppo forti siano irritanti o provochino dermatiti;
  • panno carta o garze morbide da dedicare esclusivamente alla pulizia della stomia e da rinnovare frequentemente;
  • salvietta morbida per asciugare la cute peristomale accuratamente senza sfregare, ma tamponando;
  • acqua corrente;
  • un sacchetto per la spazzatura.

Si consiglia di procedere alle operazioni di pulizia in posizione confortevole, possibilmente in bagno. Prima di tutto va rimosso il sacchetto di raccolta e vanno allontanati dalla stomia residui di muco o di urine con carta igienica, mettendo nel sacchetto della spazzatura i rifiuti. Il cambio della sacca è il momento più adatto al controllo della stomia per verificare la presenza di qualche problema o complicanza.

Si procede poi lavando accuratamente la cute circostante la stomia con acqua tiepida e sapone, utilizzando una spugna morbida si risciacqua accuratamente. Una volta pulita bene la zona si asciuga tamponando se sono presenti dei peli sulla cute, è opportuno rimuoverli con un rasoio per facilitare l’aderenza della placca o del sacchetto monopezzo alla cute. È necessario far combaciare il più possibile il foro del sistema di raccolta con il diametro della stomia.

Se si utilizza un sistema a due pezzi viene applicata alla cute prima la placca e su di essa si posiziona la sacca, prestando attenzione che le due flange siano completamente agganciate. Se si usa un sistema monopezzo, bisogna applicare bene alla cute la parte adesiva. Ad ogni cambio sacca è auspicabile il controllo qualitativo/quantitativo delle urine e delle feci. Se si desidera fare una doccia è preferibile effettuarla prima del cambio della sacca. Sono consigliati vestiti comodi che non determinano compressione a livello dello stoma. Per quanto riguarda l’urostomia durante la notte è preferibile raccordare il sacchetto ad un sacchetto di raccolta urine da agganciare al letto, per evitare continue interruzioni del sonno notturno.

Le stomie possono essere soggette a complicanze, che possono comparire anche a distanza di anni dal confezionamento, e ciò giustifica un regolare e continuo controllo (follow-up) dello stoma stesso. Purtroppo, il follow-up della stomia non è in grado di prevenire tutte le complicanze, ma ne permette l’individuazione precoce con possibilità di trattarle per tempo. Il rischio aumenta col tempo così che il 50-70% dei portatori di stomia è destinato a sviluppare questo tipo di complicanze. A causa del tipo di confezionamento le stomie laterali sono più vulnerabili delle terminali; le trasversostomie, che non hanno praticamente ancoraggio intra - addominale, sono più suscettibili delle sigmoidostomie.

Per le complicanze, non esiste una guida definitiva; i problemi stomali dovrebbero essere valutati olisticamente e trattati da un team multidisciplinare. Vengono classificate in base alla loro zona di insorgenza e possono essere: immediate (entro 48 ore dall’intervento), precoci (entro trenta giorni), o tardive (oltre trenta giorni). Oggi tutti i presidi e prodotti utili sono dispensati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale.

Tra i presidi molto utilizzati nella gestione delle complicanze ci sono le placche a protezione totale e le convesse o leggermente convesse. La placca convessa o semi convessa viene utilizzata negli stomi introflessi o parzialmente introflessi, in mal posizionamenti con stoma in vicinanza di pliche cutanee o cicatrici pregresse, distacchi di giunzione muco-cutanea, in alcuni casi di stoma piatto. La fascia elastica senza foro è utile indossarla, anche dopo dimissione, questo è a scopo preventivo. È utile nel prevenire prolassi ed ernie peristomali.

Film protettivo: protegge la cute peristomale dalle secrezioni aggressive o traumi da adesivo, in caso di dermatiti, mal posizionamento, suppurazioni, ascessi.

Le stesse indicazioni si hanno per le polveri di idrocolloide.

Pasta protettiva: viene utilizzata su superfici cutanee irregolari per prevenire le complicanze, quali cicatrici, pliche cutanee. Infatti, la pasta riempie le cavità e livella la cute impedendo infiltrazioni. Utilizzata in presenza di complicanze quali: retrazioni stomali (per livellare la zona peristomale), distacchi della giunzione muco cutanea, ischemia e necrosi, suppurazioni ed ascessi, mal posizionamenti, dermatiti, emorragie peristomali, stoma piatto.

L’esperienza e la professionalità saranno preziosi nella scelta di cure specifiche e personalizzate di cui le persone stomizzate hanno bisogno per facilitare il ritorno ad una vita normale ed il più soddisfacente possibile.

 

 

 

 

 

Gestire la colostomia: l’irrigazione - Michelangelo Marino, stomaterapista Reggio Calabria

Il recupero della continenza passiva è l’obiettivo che, stomizzato e stomaterapista, si prefiggono per restituire ai propri affetti ed alla società la persona colostomizzata. È una tecnica molto semplice, destinata ai portatori di colostomia sinistra, che permette lo svuotamento meccanico del colon residuo e mantenere una totale continenza che va dalle 24 alle 48 fino ad arrivare alle 72 ore. L’obiettivo è:

  1. Regolare il ritmo delle evacuazioni
  2. Recupero della vita sociale

Il raggiungimento di questi obiettivi si ottiene facilmente nei portatori di stomia posizionata sul lato sinistro dell’addome, mentre nei portatori di trasversostomie l’irrigazione viene eseguita solo in alcuni casi particolari in quanto non si può avere un completo recupero della continenza per la presenza abbondante di acqua nelle feci.

La metodica può essere proposta prima della dimissione ospedaliera, se l’approccio con lo stomaterapista è avvenuto durante la degenza, altrimenti verrà eseguita nella fase ambulatoriale, quando cioè il paziente ha iniziato a convivere con il proprio schema corporeo. Questa pratica fa parte di un processo riabilitativo post-operatorio del colostomizzato, al quale va inoltre assicurata un’assistenza psicologica, l’informazione, il coinvolgimento attivo nella corretta gestione dello stoma e l’avvio ad un giusto iter alimentare.

Ma perché il colostomizzato dovrebbe seguire questo percorso riabilitativo? Gli obiettivi sono diversi e sicuramente assicurano, con i vantaggi che ne derivano, un comfort quotidiano che accresce la tranquillità nella vita sociale, professionale ed affettiva.

Vantaggi:

-           evacuazioni ad intervalli regolari

-           riduzione della formazione di gas e rumori intestinali

-           minor incidenza delle dermatiti peristomali

-           riduzione dei costi della stomia

-           utilizzo di mini sacche

-           utilizzo di vestiti di uso corrente

-           miglioramento dei rapporti sociali 

-           migliore qualità di vita

Di fronte a tutti questi vantaggi, la rigidità negli orari e la necessità di avere il tempo utile per l’esecuzione, sono svantaggi che si possono tranquillamente superare con una buona organizzazione. Purtroppo non tutti gli stomizzati possono eseguire tale metodica.

Le controindicazioni possono essere legate al tipo di stomia, a patologie legate al colon (morbo di Crohn, diverticolite, enterite da radio terapia), a condizioni generali (come l’inabilità fisica e psichica).

Altre controindicazioni (relative) vanno valutate con il paziente: colon irritabile, chemio e radio terapia, condizioni igienico-sanitarie precarie, rifiuto del paziente, complicanze stomali.

Si consiglia sempre di eseguire l’irrigazione alla stessa ora dopo i pasti (mattina o sera), facendo attenzione nell’evitare le complicanze che possono derivare da una scorretta procedura, come quelle gravi quali la perforazione e l’ustione o lievi quale sindrome vagale, coliche-crampi addominale, stomiti e sanguinamenti. È naturale che queste complicanze potranno essere evitate con una corretta esecuzione della metodica.

A tale scopo, potrebbe essere giovevole per il paziente, la visione di materiale audio-visivo prima della prima esecuzione. Tali informazioni  alleggerirebbero inoltre le ansie causate delle tante domande e paure che assillano il paziente. Necessario al momento dell’esecuzione, sarà tenere a portata di mano tutto l’occorrente onde evitare disagi un set di irrigazione (che il SSN assicura gratuitamente presentando una prescrizione) composto da sacca graduata con gancio per essere appesa, tubo collettore munito di regolatore ed indicatore di flusso, cono che si raccorda al tubo collettore, mollette, sacca di drenaggio con apertura in alto e basso.

La posizione da tenere, seduta (sul water o sgabello) o in piedi (con il livello inferiore della sacca a livello della spalla), coricata o semi sdraiata, la può scegliere il paziente come più gli è comodo.

Passiamo, quindi, alla esecuzione: va riempita la sacca con 700-1500 ml di acqua tiepida (in base al peso del paziente), eliminare aria dal tubo collettore, appendere la sacca alla parete o ad un supporto, applicare la sacca di svuotamento, lubrificare il dito ed esplorare lo stoma. 

Questa esplorazione serve per accertarsi in quale direzione posizionare il cono, affinché l’irrigazione riesca al meglio ed anche per controllare che non ci siano ostacoli (feci solide o parete intestinale) al posizionamento del cono, la cui introduzione non va assolutamente forzata.

Posizionare l’estremità inferiore della sacca di svuotamento nel water. Lubrificare quindi il cono ed introdurlo nello stoma tenendolo delicatamente e non forzatamente premuto. Aprire il morsetto del tubo e far defluire l’acqua in 5 – 10 minuti. Fermarsi in caso di crampi o di difficoltà del deflusso, lasciando nel caso scaricare il contenuto intestinale e verificando la corretta posizione del cono e l’altezza della sacca, quindi riprendere.

Terminata l’introduzione dell’acqua, rimuovere il cono, chiudere l’estremità superiore ed attendere l’evacuazione. Attendere dai 20 ai 30 minuti. Nell’attesa si possono fare piccoli esercizi di piegamento, massaggi addominali, alcune persone chiudono l’estremità inferiore del sacchetto e si dedicano alle faccende domestiche.

Dopo 3 - 4 scariche si può procedere ad apparecchiare la stomia con il dispositivo post irrigazione e a ripulire il set. Nessuna preoccupazione deve destare il verificarsi di una ritenzione parziale di acqua, dovuta ad insufficiente volume di acqua o all’introduzione lenta o alla stipsi oppure ad una ipotonia intestinale.

Con quale periodicità l’esecuzione?

Nella prima settimana l’esecuzione viene fatta quotidianamente, poi consigliabile ogni 48 ore, alcuni la effettuano ogni 24 – 72 ore. Dopo l’intervento, quando cominciare? Da una settimana a due mesi dopo, valutando le condizioni generali del paziente.

Concludendo, l’irrigazione è una metodica ben tollerata e di facile apprendimento, che all’inizio può sembrare complicata e spaventare il paziente, che se  tranquillizzato sui rischi quasi inesistenti, a fronte invece dei vantaggi notevoli, potrà scoprire una migliore qualità di vita.

 

Il sistema monopezzo - Salvatore Catinella, Infermiere dell’Ospedale Umberto I di Siracusa

La stomia è una apertura artificiale sull’addome per consentire la fuoriuscita degli affluenti nel caso in cui il normale espletamento di tali funzioni fisiologiche (per svariati motivi) non dovesse essere possibile. In base al tipo di stomia che viene confezionata possiamo avere una colostomia, ileostomia ed urostomia.  

Lo stoma è privo di sfintere muscolare per cui necessita dell’utilizzo di dispositivi di raccolta per ovviare alla incontinenza. Il confezionamento di una stomia crea una modifica dell'immagine corporea e dell'equilibrio psicologico causato dalla perdita di controllo sfinterico, dalle difficoltà nel relazionarsi e della sfera sessuale.

Con il passare del tempo alcune persone possono sviluppare stati d'ansia o addirittura depressione. Questi comportamenti che si vengono a creare dipendono da diversi fattori: dall'età della persona, dalla attività lavorativa svolta, dalla attività sportiva, dalla sua personalità e dalle esperienze passate.

Dopo l'intervento chirurgico di confezionamento di una stomia, le persone vivono un periodo di paura perché pensano di non essere in grado di saperla gestire, di confrontarsi con gli altri o con la malattia stessa. Già dal ricovero e continuando dopo la dimissione cerchiamo di riabilitare la persona portatrice di stomia al corretto utilizzo dei dispositivi e di facilitare quindi una nuova stabilità psichica.

Ci poniamo alcuni obiettivi: accettazione della stomia, autonomia nella gestione, reinserimento sociale e familiare, prevenzione delle complicanze, erogazione dei dispositivi e tutte le indicazioni sullo stomacare. Ci sono diversi tipi di dispositivi che si possono utilizzare e sono costituiti da un sacchetto impermeabile e da una placca adesiva.

Questi dispositivi si dividono in monopezzo e due pezzi. Il sistema monopezzo è costituito da una placca e sacca saldate tra di loro e va cambiata ogni giorno. Il sistema a due pezzi è costituito da una placca separata dalla sacca e unite tramite un aggancio meccanico o adesivo. In questo caso la placca può rimanere più giorni (tre) e la sacca sostituita al bisogno.

Le placche di tutti e due i sistemi sono sia piane che convesse. Le placche piane si utilizzano quando lo stoma è sporgente dal piano cutaneo. Le placche convesse si utilizzano quando lo stoma è sul piano cutaneo o addirittura retratto.

Nelle settimane successive all’intervento chirurgico bisogna monitorare le variazioni dello stoma in modo da capire quale dispositivo sia il più adatto alla persona. Deve avere una perfetta adesività, impermeabilità ai liquidi, praticità nel cambio, avere un rivestimento esterno anallergico e avere un filtro in carbone attivo anti odori.

Una delle conseguenze più frequenti per la persona è lo stress non solo fisico, ma anche psicologico che può dare una alterazione della propria immagine portandola ad allontanarsi dalla sua “vita normale”.

L’utilizzo di un sistema monopezzo può sicuramente aiutare la persona a superare questa fase delicata del suo percorso di stomizzato e far riacquistare sicurezza ed autonomia. Il sistema monopezzo è di facile utilizzo, leggero, flessibile ed ha notevole discrezionalità soprattutto se si è a contatto con tante persone o si pratica attività sportiva.

Sono disponibili nella versione con placca pretagliata, ritagliabile o modellabile. Per chi è portatore di una colostomia e utilizza un sistema monopezzo di solito la sacca utilizzata è a fondo chiuso perché le feci sono poltacee o addirittura formate e che sostituirà una o due volte al giorno in base alle proprie esigenze.

Nonostante questo nel nostro centro alcune persone preferiscono utilizzare una sacca a fondo aperto per ridurre al minimo la rimozione dell’adesivo che potrebbe causare traumi da strappo. La sacca a fondo aperto presenta una chiusura integrata dove il fondo della sacca va ripiegato su se stesso e chiuso tramite strappo, questo permette di poter aprire e svuotare la sacca all' occorrenza.

Per chi è portatore di ileostomia e utilizza il sistema monopezzo, la sacca utilizzata è a fondo aperto in quanto le feci sono liquide e va svuotata frequentemente. In questo caso si evitano traumi da strappo causati da frequenti rimozioni dell’adesivo. Va comunque cambiata una volta al giorno.

Per chi è portatore di derivazioni urinarie e utilizza il monopezzo la sacca è provvista di un rubinetto di scarico che permette lo svuotamento della sacca. Inoltre è adatto ad essere connesso a una sacca da urina da letto, o da gamba, questo per evitare che troppo liquido faccia diventare la sacca pesante e con la possibilità di staccarsi.

La sacca, inoltre, è provvista di dispositivo antireflusso per impedire il ritorno delle urine verso lo stoma. Ovviamente non basta solo scegliere il presidio giusto ma attuare tutta una serie di procedure (stomacare) per gestire nel modo migliore la stomia evitando possibili complicanze cutanee e stomali.

Bisogna garantire che la cute sia integra e rosea evitando arrossamenti che potrebbero causare complicanze. In questo caso gli accessori ci possono aiutare a mantenere l’igiene e la protezione della cute. Il rimuovi adesivo che è disponibile sia a spay o a salviette ci aiuta a rimuovere la placca ed eliminare le tracce di adesivo dalla cute.

Il film protettivo che crea una barriera trasparente e che preserva la cute dal contatto con gli affluenti. Disponibile a spray o salviette e si applica prima di posizionare il sistema di raccolta. La pasta peristomale ci aiuta a livellare le irregolarità (pieghe cutanee, cicatrici) evitando infiltrazioni o ristagni.

L’anello modellabile che aiuta a proteggere la cute dagli effluenti creando un sigillo intorno alla stomia riducendo il rischio di infiltrazioni. Può essere toccato, arrotolato e modellarlo a piacimento.

La polvere che è importante in caso di lievi irritazioni cutanee, assorbe l’essudato intorno alla stomia mantenendo la pelle asciutta. Si applica prima di posizionare il nuovo sistema di raccolta soffiando via quella in eccesso.

Per maggior sicurezza può essere utilizzata la cintura addominale, che si aggancia alla placca ed è regolabile per dare maggior sostegno della sacca sull’addome. I cerotti idrocolloidali, invece, si applicano sui bordi della placca per favorirne l’adesione.

Per maggior discrezione si possono adoperare le bustine gelificanti antiodore che si utilizzano quando gli effluenti sono liquidi. La bustina va inserita all’interno della sacca: gelifica gli effluenti e grazie al carbone attivo riduce il rischio di cattivi odori.

Infine, da ricordare che la stomia non è una ferita e va lavata con acqua ed eventualmente un sapone neutro (sapone di marsiglia), e non bisogna utilizzare qualsiasi tipo di disinfettanti o alcool, etere o benzina. Non adoperare detergenti oleosi o in crema che possono compromettere la tenuta del sistema di raccolta.

Asciugare bene la cute senza strofinare, ma tamponando con un panno carta. Infine prestare attenzione all’alimentazione, non privarsi dei piaceri della tavola ma cercare di capire se ci sono degli alimenti che possono provocare qualche fastidio e quindi limitarne il consumo.

Nel nostro centro ci prendiamo cura della persona stomizzata e della persona che in questa fase lo assiste (caregiver). Vengono fissati vari appuntamenti per continuare il percorso riabilitativo per rendere la persona portatrice di stomia autonoma nella sua gestione del suo” nuovo organo”.

La stomia nel paziente anziano - Dr. P. Campanella

Stomia significa abboccamento di un viscere alla cute, più specificatamente nella nostra attività di chirurgia generale di un tratto di intestino alla parete addominale quindi verso l’esterno. Questo rappresenta il più delle volte l’unica possibilità di garantire la ripresa di una condizione di funzionalità per alcuni soggetti affetti da gravi malattie che interessano il tratto intestinale.

Le condizioni cliniche che portano al confezionamento di una stomia intestinale sono molteplici e relativamente frequenti. Nella popolazione italiana le ultime rilevazioni effettuate descrivono la presenza di un paziente stomizzato ogni mille abitanti. Tante volte è stato ribadito come la presenza di una stomia non debba essere considerata invalidante ed anzi è compatibile con uno stile di vita normale.

Il rispetto di elementari norme igieniche e di regole pratiche nella gestione della stomia consente infatti di riprendere rapidamente le proprie abitudini di vita. La scelta dei corretti presidi stomali e scelte terapeutiche adeguate alla specifica condizione clinica possono aiutare nel raggiungimento dell’obiettivo di riabilitazione stomale che ci si è prefissi.

L'osservazione clinica ed epidemiologica degli ultimi anni ha evidenziato come il progressivo incremento della età media della popolazione ed il miglioramento generale delle cure mediche porta ad avere un numero sempre più alto di pazienti anziani portatori di stomia intestinale.

La gestione della stomia nel paziente anziano è sicuramente resa più difficoltosa da diverse condizioni tipiche della età senile. Le evidenze dimostrano che l’età è associata ad un probabile aumento di precoci complicazioni stomali e peristomali. Vediamo intanto quali sono le condizioni che caratterizzano la stomia nel paziente anziano.

  • Rispetto a soggetti giovani, in cui la stomia è realizzata spesso a seguito di eventi traumatici o per malattie infiammatorie croniche, nei pazienti anziani la causa più frequente è data da una malattia neoplastica, talvolta avanzata, che spesso richiede terapie radio-chemioterapiche postchirurgiche molto debilitanti per il paziente. Proprio per la natura della malattia di base la stomia risulta essere definitiva.
  • Il paziente anziano è più frequentemente portatore di comorbidità ed assume le relative terapie mediche: pensiamo soprattutto a diabete, obesità, vasculopatie e terapie anticoagulanti, che aumentano il rischio di complicanze precoci (ischemia, necrosi, emorragie) e tardive (distacco muco-cutaneo, suppurazione, erniazioni e prolassi, complicanze cutanee). Non dimentichiamo che questi pazienti con una colostomia o ileostomia possono sperimentare alterazioni nell’assorbimento dei farmaci a causa della diminuita lunghezza dell’intestino dopo l’intervento chirurgico. Questo aspetto concerne particolarmente gli ileostomizzati poichè la maggior parte dei farmaci sono assorbiti in quel tratto di intestino.
  • I pazienti anziani che masticano poco secondariamente a problemi di dentiere inappropriate o danneggiate, perdita di denti o che mangiano rapidamente sono maggiormente a rischio di maldigestione e potenzialmente soggetti a occlusioni. Una delle principali opportunità per il corpo di rompere accuratamente il cibo comincia con la masticazione adeguata. La scarsa masticazione del cibo risulterà spesso in problemi di assorbimento. Un anziano che vive solo e che magari ha difficoltà di movimento mostra spesso un atteggiamento simile alla depressione che lo porta ad accostarsi al cibo senza entusiasmo, ma piuttosto con una tendenza a consumare pasti sempre uguali, veloci e poco bilanciati. Può succedere poi che il gusto e l'olfatto diminuiscano con il tempo con il rischio che tutti i piatti abbiano lo stesso sapore e che mettersi a tavola diventi solo un'abitudine, a volte anche un peso.
  • Con il progredire dell'età i pazienti sono sempre più spesso affetti da patologie degenerative dei sistemi nervoso e muscolo-scheletrico che causano deficit visivi e difficoltà nei movimenti che rappresentano un significativo impedimento della autogestione della stomia. Le operazioni di gestione elementare della stomia che prevedono la rimozione della sacca in uso, l’igiene della cute peristomale ed il posizionamento di un nuovo presidio di raccolta presuppongono infatti un livello minimo di capacità visive ed abilità motorie che non sempre sono presenti nei pazienti anziani.
  • Non bisogna dimenticare inoltre il disagio sociale e talvolta economico che molti anziani vivono: la solitudine, l'assenza di un care giver di riferimento e le difficoltà ad accedere a servizi sanitari privati sono ulteriori ostacoli al pieno recupero funzionale. Specie nelle fasi iniziali di gestione della stomia, dopo l’intervento chirurgico, ma anche nella quotidianità del paziente la presenza di un’altra persona capace di fornire un minimo supporto al paziente è indispensabile per raggiungere l’autonomia.

Le condizioni sopra riportate sono un evidente ostacolo al recupero della autonomia e di un normale stile di vita per il paziente anziano portatore di stomia. E sono le ragioni che più frequentemente portano queste persone a richiedere aiuto e sostegno. Molte di queste condizioni sono una realtà ineliminabile che lo stomizzato: l'enterostomista e il clinico ne devono tenere conto per tutto il percorso assistenziale, dal confezionamento della stomia alla sua gestione. Scelte tecniche e gestionali adeguate possono infatti limitare il disagio a cui gli individui anziani vanno incontro.

Si parte intanto dal pianificare correttamente il percorso terapeutico che non può essere sempre lo stesso per ogni tipo di patologia ma deve considerare anche le condizioni generali e l'età del paziente. Atteggiamenti giustificatamente aggressivi per una neoplasia in un soggetto giovane esporrebbero invece l'anziano a probabili complicanze ed una scadente qualità di vita residua.

In termini più concreti, ad esempio, realizzare una ampia resezione del colon con una ileostomia temporanea di protezione può essere indicata in un giovane, ma sarebbe mal tollerata e rischiosa nell'anziano che invece beneficerebbe di una colostomia definitiva. Analoghe considerazioni possono essere fatte anche nella programmazione delle terapie adiuvanti post-chirurgiche (radio e chemioterapia) che nel giovane devono essere finalizzate alla guarigione ma nel paziente anziano non possono prescindere dal mantenimento di una qualità di vita soddisfacente.

Ancora una volta conviene ribadire l'importanza di un disegno preoperatorio della sede della stomia. Il paziente anziano ha un minor tono muscolare, è più frequentemente obeso, con flaccidità della cute e sottocute e con pliche cutanee più evidenti. Individuare correttamente la sede della stomia cambia la vita! Significa scegliere una stomia che si vede e si gestisce facilmente rispetto ad un'altra nascosta tra le pliche, retratta o prolassata e per la quale non si trovano mai i giusti presidi stomali.

Numerosi studi clinici hanno evidenziato come le malattie di base e co-morbidiltà sono associate ad un'aumentata probabilità di complicazioni stomali e peristomali. Il diabete mellito e le malattie infiammatorie intestinali sono associate ad un'alta incidenza di problemi cutanei peristomali. Ricordo, anche senza dilungarmi in aspetti squisitamente tecnici, la necessità di controllare prima dell'intervento le comorbidità, quando questo sia possibile. Operare un paziente con un diabete o cardiopatia in precario compenso significa esporlo a rischi altissimi di complicanze altrimenti evitabili.

Analogamente occorre pianificare con attenzione le terapie mediche prima e dopo l’intervento chirurgico tenendo in considerazione gli effetti collaterali delle terapie sul decorso clinico postoperatorio e la farmacodinamica dei principi attivi assunti dai pazienti che potrebbe essere modificata dalla nuova condizione del paziente stomizzato.

Una corretta gestione della dieta nel paziente anziano rappresenta altresì un momento fondamentale per la corretta riabilitazione stomale. Fermo restando che invecchiare non significa per forza essere deboli e malati, con gli anni che passano è necessario fare i conti con i cambiamenti fisiologici ai quali l'organismo va incontro e magari modificare in parte i propri comportamenti quotidiani, dall'attività fisica alla nutrizione.

Anche se potrebbe sembrare strano in una società come la nostra, gli esperti sono concordi nel dire che nell'anziano uno dei principali obiettivi di salute è evitare la malnutrizione. Ed è importante precisare che per un anziano malnutrizione non significa solo mancanza di cibo. Ci sono fattori che portano, chi è più in là con gli anni, a mangiare poco (la mancanza di appetito, la difficoltà fisica a prepararsi i pasti o a deglutire eccetera), ma altre volte il problema è dato dal fatto che gli anziani preferiscono per comodità cibi pronti, troppo ricchi di sale, grassi e calorie ma poveri in vitamine e minerali.

Si rischiano così due condizioni opposte, entrambe molto pericolose per la salute: da una parte l'eccessiva perdita di peso e dall'altra il sovrappeso e l'obesità con carenza di alcuni nutrienti. La riduzione di apporto di frutta e vegetali a vantaggio di alimenti di consistenza più morbida rappresenta un semplice consiglio che favorisce la regolarità delle funzioni intestinali e la capacità di assorbimento dei principi nutritivi. Se il paziente non è capace di masticare adeguatamente il cibo, può essere indicata una dieta con una consistenza modificata o con l'eliminazione di frutta e vegetali (come mais, popcorn, noci, sedano). È importante individualizzare la dieta per ogni paziente.

Il paziente stomizzato, tornando a casa, se da una parte ritrova la serenità e la protezione dell’ambiente domestico, dall’altra, lasciando l’ospedale dove è stato curato e assistito quotidianamente, deve affrontare un complesso percorso di adattamento alla nuova condizione clinica.

Il problema inizialmente solo socio-assistenziale, si carica ulteriormente di connotazioni emozionali, sociali ed organizzative e, in genere, trova impreparati il paziente e i familiari. Infatti, all’insicurezza iniziale nella gestione della stomia (su che cosa bisogna evitare e su che cosa si può o si deve fare) si associano nuovi interrogativi a proposito dei diritti assistenziali, sociali economici e lavorativi che scaturiscono dal riconoscimento della disabilità e delle procedure amministrative da attivare.

La pianificazione della dimissione dall’ospedale, quindi, richiede collaborazione e coordinamento dei servizi e delle risorse; una pianificazione scrupolosa migliora la percezione della qualità dell’assistenza.

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è un sistema di strutture e servizi che hanno lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell’art.32 della Costituzione. Il nostro Servizio Sanitario integra l’assistenza sanitaria e quella sociale quando il cittadino richiede prestazioni sanitarie e, insieme, protezione sociale che deve garantire, anche per lunghi periodi, continuità tra cura e riabilitazione.

L’assistenza sociosanitaria comprende le prestazioni necessarie a soddisfare il bisogno di salute del cittadino, anche nel lungo periodo, a stabilizzare il quadro clinico, a garantire la continuità tra attività di cura e di riabilitazione, a limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita della persona, associando alle prestazioni sanitarie anche azioni di supporto e di protezione sociale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi, sono definiti specifici percorsi assistenziali che prevedono prestazioni di natura sanitaria, erogate da operatori sanitari e sociosanitari per la cura e la riabilitazione di condizioni patologiche, e prestazioni di natura socioassistenziale per aiutare nella vita quotidiana la persona con problemi di disabilità, di disagio economico o di emarginazione che condizionano lo stato di salute.

Tra queste ultime, l’aiuto nella igiene personale e dell’ambiente, nella gestione della casa, nella preparazione dei pasti, ecc. A seconda delle specifiche condizioni della persona, della gravità e della modificabilità delle sue condizioni, della severità dei sintomi, etc. le prestazioni potranno essere erogate in forma intensiva o estensiva, oppure mirare al semplice mantenimento dello stato di salute della persona e delle sue capacità funzionali.

Infine, ma non da ultimo, le Aziende produttrici di materiale protesico offrono una grande varietà di soluzioni tecniche, in continua evoluzione, che agevolano la gestione della stomia in presenza di conformazione fisica anomala o difficoltà visive o motorie. A seconda dei casi quindi, e sotto la guida un un enterostomista esperto, si potranno utilizzare placche monopezzo, facili da applicare e rimuovere o due pezzi che evitano apparecchiature frequenti della stomia.

L’adesività e la biocompatibilità dei collanti delle placche così come i sistemi di aggancio semplificati e sempre più affidabili dei sistemi a due pezzi sono un valido ausilio alla gestione della stomia anche in presenza di limitazioni visive o motorie. Inoltre, placche piane o con diverso grado di convessità applicate con ausilio di paste adesive e riempitive completano la disponibilità di un ampio strumentario adeguato ad esigenze sempre più varie.

A conclusione di questa breve riesamina delle condizioni peculiari del paziente anziano potremmo terminare dicendo che sia la presenza di una stomia che l’età avanzata non sono di per sé condizioni patologiche ma solo situazioni particolari che richiedono soluzioni e gestioni personalizzate. La concomitanza delle due condizioni non deve spaventare: esistono gli strumenti le conoscenze e le competenze sufficienti per raggiungere l’obiettivo di una completa riabilitazione del soggetto portatore di stomia.

 

Donne e stomia: dall'intervento al ritorno alla vita quotidiana - Antonino Arena infermiere

L’intervento che porta al confezionamento di una stomia comporta un cambiamento della propria immagine corporea che, inevitabilmente, ha dei risvolti pratici, dovuti alla gestione del nuovo organo, e psicologici, che non devono essere sottovalutati per la riconquista del proprio benessere psico-fisico. Imparare ad accettare la stomia, prendersene cura e tornare a dedicarsi alle proprie attività preferite, sono tre fasi di uno stesso processo: la completa riabilitazione dopo l’intervento. In questa delicata fase occorrono tempo e pazienza: sentirsi disorientati, soprattutto all’inizio, è più che normale. Ogni persona vive la nuova condizione a modo proprio ed è proprio rispettando questa individualità e affidandosi al proprio stomaterapista che si potranno acquisire le conoscenze, le capacità e la serenità per gestire la stomia e ritornare alla propria vita quotidiana. Questo processo riguarda tutte le persone stomizzate (si stima che in Italia siano circa 80.000). E se è vero che la maggior parte degli stomizzati sono uomini, lo è altrettanto che le donne si trovano ad affrontare delle difficoltà aggiuntive, intrinseche della femminilità. E pur, tuttavia, sono anche quelle dotate di “una marcia in più” per affrontare le più disparate situazioni.

Essere donna e vivere con una stomia: le cause dell’intervento

Le motivazioni che portano al confezionamento di una stomia sono diverse: quelle più comuni sono i tumori del colon-retto, le malattie infiammatorie croniche intestinali, incidenti ed eventi traumatici. Esistono poi delle situazioni che degenarano nel confezionamento di una stomia e che riguardano le donne. È il caso del parto. Anche se il parto è programmato, non ci sono rischi nel 97-98% dei casi. Tuttavia, nel 2-3% dei casi può accadere che durante il parto possa venire lesa un’ansa intestinale. L’esito è quello di risolvere il danno attraverso il confezionamento di una stomia. Il chirurgo addominale fa un’anastomosi laddove si può fare e confeziona una ileostomia di protezione. Ecco come un evento positivo, gioioso, come dare al mondo una nuova vita, possa tramutarsi in un evento traumatico o, comunque, in un momento complicato.

In genere, alle donne stomizzate si sconsiglia di intraprendere una gravidanza perché in caso di parto, aumenta la pressione nella cavità addominale e questo può provocare difficoltà in presenza della stomia. Tuttavia, questa è una precauzione perché, a meno di comprovate situazioni cliniche avverse, non c’è motivo perché una donna stomizzata rinunci a diventare madre. Bisogna solo tenere conto di alcuni importanti aspetti: la donna stomizzata, in caso di gravidanza, presenta la peristalsi più rallentata. Più che altro, è poi gestire le domande dei figli sulla stomia: ma chiunque sia genitore, sa bene che le domande dei bambini sono sempre imprevedibili! In questo caso, può essere utile affrontare un percorso con lo psicologo, per approcciare la nuova condizione.

 

Le domande frequenti dopo l’intervento

In genere le domande che tutte le persone rivolgono sin dall’immediato post-operatorio sono le seguenti: quando posso mangiare e cosa posso mangiare; dove trovo e come reperisco i sistemi di raccolta e come gestire la stomia. Sul reperimento dei sistemi di raccolta, che all’inizio è la preoccupazione primaria, una volta compreso che non c’è il rischio di restare senza, subentra la sicurezza di poter ricevere campioni dalle aziende e supporto dal proprio stomaterapista. Altra domanda tipo è come effettuare lo stomacare. Successivamente, nelle visite di controllo, le domande si attenuano: diventa più un racconto, un colloquio persona stomizzata-operatore sanitario, molto più informale. Le domande si spostano sul ritorno ai propri interessi: sport e attività fisica, su come ritornare ad esercitare l’addome. Ma, soprattutto, tornare a piacersi anche con la stomia: quello è il pensiero fisso dopo la malattia. Altre domande riguardano la normale routine: se si possono fare il bagno e la doccia. L’importante è che si possa tornare a fare quello che si vuole e quello che si può. C’è relazione tra la tua voglia di fare e possibilità di farlo. Conosco un ragazzo che praticava pesca subacquea solo se io andavo con lui: adesso va da solo e mi manda un sacco di foto… basta superare le paure!

Discorso a parte, poi, merita un tema che difficilmente viene fuori: quello della sessualità. L’uomo tende ad aprirsi di più. All’interno di una coppia vivere la sessualità, viverla o discuterne contribuisce a mantenere vivo il rapporto. Le donne più grandi di età tendono a glissare sull’argomento, mentre quelle che sono più giovani tendono ad affrontarlo. Una volta una paziente colostomizzata mi chiese come sarebbe cambiata la sua sessualità: sicuramente può aiutare indossare una lingerie un po’ più adatta alla sensualità per continuare a stupire il suo uomo e superare gli imbarazzi legati alla situazione. In genere le donne affrontano il tema in due modi: con vergogna, oppure andando oltre per capire esattamente come cambia il proprio piacere. Tuttavia, è difficile “ingabbiare” in due categorie il tema: lo scenario è abbastanza vasto. Magari anche perché non sanno con chi parlare. La donna non riesce a lasciarsi andare, perché la stomia può essere qualcosa di sporco che può inficiare il proprio benessere sessuale, con difficoltà. Vanno indirizzate da una figura che sia importante per loro e da loro.

Per un uomo, invece, diventa anche più complicato quando il rischio è l’impotenza e bisogna andare subito da un esperto che sia onesto e chiaro. Infine, chi vive con una urostomia o una ileostomia incontra in genere maggiori difficoltà rispetto ad una persona colostomizzata. Se nel primo caso basterebbe evitare di bere prima del rapporto. In caso di ileostomia, non avendo il controllo degli effluenti e se non si conosce molto bene il proprio corpo, possono insorgere delle difficoltà.

 

Il ruolo dello stomaterapista

Il ruolo dello stomaterapista è fondamentale. È da subito il punto di riferimento, laddove possibile fin da prima dell’intervento, quando l’operazione è programmata e si possono dare tutte informazioni sul confezionamento della stomia e su come imparare a gestire il nuovo organo e tornare alla vita quotidiana. Attraverso il colloquio preoperatorio, le persone sanno di poter ricevere in qualsiasi momento le risposte che stanno cercando. E la disponibilità del proprio operatorio sanitario di fiducia favorisce la nascita di un rapporto speciale: un legame di fiducia destinato a durare nel tempo. Fare lo stomaterapista non è solo un lavoro, ma una vera missione: a tutti gli infermieri, anche quelli che non pensano di occuparsi di stomia, dico che è importante avere le basi di stomaterapia, perché si può essere di supporto anche qualora lo stomaterapista non fosse presente in reparto. Un professionista infermiere deve essere pronto a dare risposte a chiunque gli si rivolga. Con questo non intendo che gli infermieri debbano essere “tuttologi” anzi, sicuramente seguire le proprie inclinazioni e specializzarsi è fondamentale per una crescita personale e professionale. Quello che è importante, però, è riconoscere le situazioni di base: poi magari, non si è capaci di risolverle del tutto, ma si è comunque pronti a sopperire a diverse situazioni, evitando l’insorgere di problemi e di situazioni che potrebbero poi rivelarsi ben più gravi. Questo vuol dire garantire un servizio di qualità: chiunque può rivolgersi a te anche qualora ci fossero delle situazioni di emergenza.

 

Il ruolo delle Associazioni

Vorrei spendere qualche parola sul ruolo e sull’utilità delle Associazioni. L’Associazione nasce con l’intento nobile di farsi portavoce dei diritti delle persone stomizzate e combattere affinché siano riconosciuti e rispettati. Far parte di un’Associazione vuol dire condividere lo stesso obiettivo ma anche, e non ultimo, socializzare e conoscere altre persone che vivono la stessa esperienza. La frase che mi sono sentito ripetere più volte nella mia carriera è stata: “Tu non sai quello che sto passando io”. Se all’inizio questa affermazione poteva spiazzarmi, è proprio grazie all’Associazione che ho imparato a tranquillizzare le persone: è vero, io non so cosa significa essere stomizzato, però so come gestire praticamente la stomia e dare i riferimenti di altre persone stomizzate. sicuramente, la condivisione di suggerimenti ed esperienze del vivere quotidiano, può aiutare gli altri a tornare a condurre la propria vita, con serenità e consapevolezza.

Mi permetto di dire, però, che l’Associazione deve essere messa in condizione di effettuare il suo lavoro: non bisogna dimenticare, infatti, che a formarla sono volontari: il grosso ostacolo può essere rappresentato dai rapporti che devono per forza di cosa essere intessuti con le istituzioni. È qui che a volte si incontrano difficoltà: può capitare di essere “rimbalzati” da un ufficio all’altro. Per questo è fondamentale anche conoscere le figure istituzionali che possano capire le situazioni e offrire assistenza giorno per giorno. In base alla mia esperienza posso dire che esistono varie chiavi per cercare di risolvere le situazioni. In genere (e ovviamente) solo le persone che vivono con una stomia e che ricoprono cariche istituzionali ad essere gli interloclutori principali. Trovare il proprio “gancio” consente di poter discutere apertamente di varie questioni, condividere possibili soluzioni e risolvere le situazioni difficili, magari arenate da tempo. Come detto all’inizio, è importante, soprattutto, potersi incontrare. Nei vari incontri realizzati con AISTOM Sicilia, anche quelli ludici, quali possono essere gite culturali, si socializza, si crea gruppo e c’è uno scambio esperienziale che aiuta molto: parlare con chi vive la tua stessa esperienza contribuisce in maniera fondamentale a capire che non si è da soli e che si possono fronteggiare varie situazioni. Questo è particolarmente importante quando non si può contare sul supporto di un operatore sanitario di fiducia: quando non si ha la possibilità di frequentare un ambulatorio, conoscere qualcuno che può indirizzarti presso un centro o anche semplicemente confortarti con il racconto della propria esperienza, contribuisce significativamente al miglioramento della qualità di vita. È fondamentale e importante per tutti: per gli operatori sanitari, che capiscono quali possano essere le maggiori difficoltà che si riscontrano nella strada verso la riabilitazione e per le persone stomizzate che si trovano a percorrerla. Entrare in comunità di ognuno con un altro: si sviluppa un forte senso di appartenenza e questo vuol dire che siamo riusciti nell’intento di completare il percorso di riabilitazione.

 

Gestire la stomia: scelta del prodotto e stomacare - Antonino Arena, infermiere

Scegliere il sistema di raccolta per gestire la stomia è il primo passo nella strada verso la riabilitazione. Non esiste un prodotto universale per gestire la stomia: ogni persona ha le sue esigenze, dovute non solo al tipo di stomia, alle condizioni della cute, alla conformazione addominale e al tipo di effluenti, ma anche (e soprattutto) dalla sua storia clinica e lo stile di vita. Per questo è molto importante che l’operatorio sanitario conosca a fondo il paziente e instauri con lui un rapporto di fiducia, laddove possibile, prima dell’intervento, nel colloquio preoperatorio. È in questa fase che è importante effettuare una sorta di indagine per capire che persona si ha di fronte, anche in termini di abitudini e di manualità, ponendo le giuste domande per avviarla alla sua nuova condizione di vita. Informazioni utili a capire come aiutare il paziente a riprendere la sua vita dopo l’intervento. In questa fase, è molto importante rispettare i tempi del paziente nell’approcciare il nuovo organo, cercando di tranquillizzarlo. Non bisogna mai scordare che una persona è tale e bisogna entrare nel suo mondo: per questo anche utilizzare un linguaggio informale che la aiuti il più possibile a sentirsi a proprio agio.

 

La scelta del sistema di raccolta

Nell’individuare il sistema di raccolta più adatto alle esigenze della persona è molto importante la valutazione del posizionamento della stomia: eventuali difficoltà di gestione, infatti, dipendono da un malposizionamento dello stoma. La conformazione dell’addome, la presenza di cicatrici o pliche cutanee, tipo di stomia ed effluenti completano il quadro. Come già anticipato, è fondamentale consentire alla persona stomizzata di tornare a condurre una vita normale. Va da sé che per raggiungere questo obiettivo, il paziente deve diventare autonomo nella gestione della stomia, pur sapendo di poter contare in qualsiasi momento sul supporto del suo operatore sanitario di fiducia.

Semplificando molto, la scelta del sistema di raccolta dipende dai seguenti fattori:

  • Esigenze della persona stomizzata
  • Tipo di stomia:
    • colostomia
    • ileostomia
    • urostomia
    • temporanea o permanente
  • In quale punto dell’addome è stata confezionata

 

Il sistema due pezzi

Nel sistema due pezzi sacca e placca sono due unità separate. Nel sistema tradizionale si agganciano attraverso una flangia in plastica e un “click” sonoro conferma il corretto aggancio; nel sistema con aggancio adesivo, invece, tramite un anello in schiuma adesiva presente sulla sacca, che va applicato alla base di adesione trasparente presente sulla placca. Grazie alle nuove tecnologie, nel sistema tradizionale è disponibile anche una versione con placca a soffietto, per cui non è necessario esercitare pressione sull’addome per agganciare la sacca; è sufficiente sollevare il soffietto e fare pressione sulla flangia. Una volta applicata la sacca, il soffietto si abbassa e ritorna nella posizione iniziale per maggiori comfort e discrezione. In genere questo tipo di sistema è consigliato per evitare di “stressare” la cute con continue sostituzioni: la placca resta in situ fino a 3 giorni e la sacca viene sostituita una volta al giorno. Tutto dipende dalle esigenze della persona: in linea generale il sistema due pezzi è indicato per una persona con scarsa manualità, che vive con una ileostomia e una urostomia (dove gli effluenti sono particolarmente aggressivi sulla cute). Ma, come detto, sono indicazioni generali: non c’è motivo per cui una persona che vive con una colostomia non possa preferire un sistema di questo tipo.

 

Sistema monopezzo

In questo dispositivo, sacca e placca sono integrate. Per cui si applica e si rimuove in un’unica soluzione, al bisogno. A preferire questo tipo di sistema di raccolta in genere sono le persone colostomizzate e quelle che praticano sport o sono particolarmente attive o, ancora, chi incontra difficoltà nell’applicazione del presidio. Anche in questo caso, molto dipende dalle esigenze e dalle preferenze di chi lo indossa.

 

Sistemi convessi

Per convessità si intenso uno spessore arcuato della barriera cutanea, tale da esercitare pressione sull’addome e favorire l’estroflessione della stomia. L’utilizzo di un sistema convesso è un tema abbastanza controverso. È bene non “abusare” nell’uso di un prodotto convesso che, quando non necessario può creare delle alterazioni. In linea generale, se una stomia è ben confezionata e sporge dal piano cutaneo, è sempre consigliato l’uso di un sistema piano, che non esercita pressione sull’addome. Quando la stomia non è ben confezionata, è al livello della cute peristomale o, ancora peggio, è introflessa rispetto alla superficie cutanea, è necessario l’utilizzo di un sistema convesso. Qui si apre un capitolo interessante sulle varie tipologie di convessità; le convessità leggere, infatti, in alcuni casi sono consigliabili al pari dei sistemi piani, poiché non esercitano pressione eccesiva sull’addome e, invece, contribuiscono a far fuoriuscire gli effluenti e ad evitare lo svilupparsi di gravi complicanze. Laddove la stomia sia piana o introflessa, la presenza di pliche cutanee, allora l’uso della convessa è necessario e contribuisce alla corretta gestione della stomia e ad evitare l’insorgenza di complicanze che ne complicherebbero la gestione. A seconda del grado di introflessione della stomia si può utilizzare una convessità flessibile o una molto rigida. Nel primo caso la stomia si presenta piana o leggermente introflessa; nel secondo, invece, la stomia è retratta e non sarebbe possibile gestirla senza esercitare una forte pressione.

 

Stomacare: corretta igiene della cute peristomale

L’istruzione allo stomacare è fondamentale: è il primo passo per consentire al paziente di diventare autonomo nella gestione della stomia. Per questo è bene non solo insegnare al paziente ogni singolo passaggio e verificare che sia poi in grado di poterlo ripetere in autonomia ma, laddove possibile (in questo periodo, purtroppo, a causa del COVID è praticamente impossibile) spiegare i passaggi anche al caregiver (persona che si prende cura del paziente). L’insegnamento avviene in genere in terza - quarta giornata dall’intervento. Sostituire il sistema di raccolta è una procedura semplice, che richiede attenzione a pochi semplici passaggi:

  1. Rimuovere delicatamente il sistema di raccolta dall’alto verso il basso. Per evitare di trazionare troppo la cute o rimuovere tracce di adesivo o di pasta, è bene aiutarsi con un rimuovi adesivo. Disponibile in spray o salviette, la scelta dipende esclusivamente dalle preferenze del paziente;
  2. lavare bene la cute con acqua e sapone. Assolutamente non usare etere, alcool e simili, che ledono l’epidermide. Evitare i detergenti oleosi o in crema che potrebbero compromettere la tenuta del sistema di raccolta;
  3. asciugare bene la cute, semplicemente tamponando con pannocarta. Assolutamente da evitare garza e cotone. Qualcuno ritorna dopo il primo controllo mi hanno detto di usare la spugnetta abrasiva: immaginate i danni alla cute!
  4. Preparare la barriera cutanea; se si adopera un prodotto modellabile, allargare il foro con le dita, personalizzandolo più o meno delle dimensioni della stomia. Se si usa un sistema ritagliabile, ritagliare la placca in base alla forma e dimensione della stomia. Idealmente, per evitare la formazione di spazi vuoti tra la placca e la stomia, è bene evitare che il foro ritagliato non sia più largo di 2-3mm;
  5. per una maggior protezione cutanea, applicare un film protettivo sulla pelle, in modo che si crei una barriera trasparente che la protegga dal contatto con gli effluenti. Disponibile in spray o salviette, la scelta dipende esclusivamente dalle preferenze del paziente;
  6. applicare il sistema di raccolta pulito e gettare nei rifiuti quello usato.

 

Suggerimenti utili

La conformazione addominale e le dimensioni della stomia posso cambiare nel tempo, soprattutto nelle prime 6 settimane dall’intervento. Questo vuol dire che potrebbe essere necessario anche cambiare il dispositivo di raccolta scelto. Non c’è quindi da allarmarsi se fosse necessario provare più di un prodotto prima di trovare quello più adatto alle proprie esigenze. Esistono, inoltre, altri accessori che possono contribuire alla corretta adesione del sistema di raccolta:

  • la cintura contribuisce a tenere il dispositivo adeso all’addome. Si può adoperare anche quando si fa il bagno e la doccia, qualora non si volesse rimuovere la sacca;
  • la pasta protettiva è molto utile in caso di irregolarità della cute peristomale, quali cicatrici, pliche e avvallamenti. Consente di creare una superficie uniforme che favorisce l’adesione della placca. Contiene una piccola componente alcolica: aspettare qualche secondo prima di applicarla, in modo che questa evapori e non crei bruciore qualora la cute fosse irritata;
  • la polvere protettiva, da applicare in caso di lievi irritazioni della cute peristomale. Va ad assorbire eventuale essudato senza compromettere la tenuta del sistema di raccolta;
  • le bustine gelificanti assolutamente utili in caso di ileostomia o, comunque di effluenti liquidi. Li gelificano, in modo da poter offrire maggiori comfort e discrezione e anche perché, grazie al carbone attivo, consentono di ridurre significativamente a ridurre gli odori. Queste ultime non sono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale.

 

Infine, è opportuno tenersi alla larga da informazioni derivanti dal passaparola o lette su Internet, soprattutto se non certificate da un operatore sanitario qualificato. Intendiamoci: le nuove tecnologie hanno contribuito in maniera importante alla diffusione di informazioni, ma può capitare che alcune comunicazioni non siano perfettamente corrette e/o veritiere. Quando una persona è informata, indubbiamente riesce a gestire meglio la stomia e a cercare soluzioni alternative: ovviamente, affinché ciò avvenga, è importante il ruolo degli operatori sanitari, le uniche persone che siano in grado di dare le informazioni corrette. In aggiunta, qualora si abbiano altri dubbi non strettamente inerenti la gestione pratica dello stoma, può essere buona abitudine informarsi presso le Associazioni dei pazienti. Non bisogna dimenticare che le Associazioni non solo si battono per il riconoscimento dei diritti, ma organizzano diversi incontri, molto importanti affinché le persone che condividono la stessa esperienza possano confrontarsi, capire di non essere sole e intraprendere la strada verso la riabilitazione con maggiore serenità.

 

 

La stomia a tavola: alimentazione e idratazione - Antonino Arena, infermiere

Vivere con la stomia non significa rinunciare ai piaceri della buona tavola, ma prendere qualche accorgimento in più per capire quali alimenti potenzialmente potrebbero essere poco tollerati dal proprio organismo. A meno di espressi divieti da parte dell’operatore sanitario che segue la persona stomizzata, non c’è motivo per il quale il paziente non possa mangiare gli alimenti che preferisce. Senza dimenticare che seguire una corretta alimentazione è importante anche per chi non vive con una stomia, poiché contribuisce al miglioramento della qualità di vita, in termine di benessere psico-fisico.

 

Parliamo di idratazione

Cosa vuol dire essere ben idratati? L’idratazione è un fattore importante per tutte le persone: un buon introito di acqua ed elettroliti contribuisce al funzionamento corretto di tutti gli organi. Le persone che non bevono vanno incontro a grosse difficoltà; quella più comune è la stitichezza. Per le persone stomizzate l’idratazione è ancora più importante: con gli effluenti (soprattutto per le persone ileostomizzate) si rischia uno scompenso degli elettroliti, che devono essere riequilibrati, apportando liquidi, appunto. Esistono diversi aspetti da considerare in base al tipo di stomia.

Le persone colostomizzate, se non bevono frequentemente, vanno incontro a disidratazione e crampi addominali.

Il rischio maggiore è per le persone ileostomizzate: la perdita di liquidi ed elettroliti, soprattutto la mancanza di sodio e potassio, può provocare una reazione fisica e biochimica che nel peggiore dei casi porta all’arresto cardiaco. Per questo l’idratazione non è solamente il “completamento” di una corretta alimentazione, ma anche un aspetto fondante della stessa. Quante persone che non sono educate ad un’alimentazione corretta sono costrette ad un nuovo ricovero ospedaliero! Si stima che il 70% delle persone ileostomizzate rientri in ospedale dopo 5/7 giorni dall’intervento. Considerando che si impiegano 5-6 giorni di ricovero ospedaliero per consentire ad una persona di riprendersi da una grave disidratazione e che ogni giorno di ricovero costa circa 500 euro, vuol dire che i costi sanitari possono arrivare anche a 2500-3000 euro. Per ridurli, oltre ad illustrare perfettamente al paziente i rischi della disidratazione e come ridurli, sarebbe auspicabile una convenzione tra ospedale e ASP territoriale al domicilio del paziente. I costi spesi al domicilio, sarebbero decisamente inferiori a quelli che si renderebbero inevitabilmente necessari per un nuovo ricovero.

Anche per il paziente urostomizzato bere molto è fondamentale: è importante diluire le urine affinché ci siano meno precipitati di calcio, soprattutto all’inizio, quando sono presenti i tutori ureterali (quando possibile, vanno tolti in ambulatorio dopo 13-15 giorni dall’intervento) per evitare l’insorgere di infezioni e complicanze. Il paziente non pensa magari a tutti questi aspetti, quando invece è compito dell’operatore sanitario che deve conoscere bene la fisiologia. Un consiglio da dare sempre alla persona urostomizzata, e che è riconosciuto e supportato da evidenze scientifiche, è di bere succo di mirtillo. Questo bilancia il PH, fondamentale nella riduzione della carica batterica delle urine.

Infine, non va sottovalutato il ruolo del caregiver (colui che si prende cura della persona stomizzata). Anche qualora il paziente fosse stato opportunamente informato, è bene che anche il caregiver si preoccupi della corretta idratazione dell’assistito. È sufficiente ricordare che il rischio principale è un nuovo ricovero: quando si arriva a non bere per 2-3 giorni, bisogna reidratare tramite endovena per reintegrare i liquidi.

 

 

Seguire una corretta alimentazione

Non esiste un vero e proprio “manuale” della corretta alimentazione: proprio perché siamo tutti diversi, ognuno di noi ha esigenze nutritive diverse. Esistono, però, delle indicazioni generali che è bene seguire. Eccole in estrema sintesi.

 

  1. Mangiare regolarmente, masticando bene i cibi e ad orari regolari. Saltare i pasti non aiuta a tenere sotto controllo il peso, mentre può creare difficoltà metaboliche.
  2. Fare pasti piccoli e frequenti. In questo modo il metabolismo viene stimolato, a giovamento anche della forma fisica.
  3. Non consumare cibi molto caldi o molto freddi. Assumere alimenti a temperature troppo alte o, al contrario, troppo basse, ne altera i sapori e li rende poco digeribili.
  4. Bere molto, per evitare il rischio di disidratazione. Abbiamo detto fino ad ora quanto sia importante. In genere vanno assunti almeno 2 litri d’acqua.
  5. Non esitare a rivolgersi al proprio operatore sanitario di fiducia, per qualsiasi dubbio o richiesta di chiarimento. L’eventuale assunzione di vitamine rientra indiscutibilmente tra queste.

 

In aggiunta, è bene ricordare che esistono degli accorgimenti da prendere anche in base al tipo di stomia.

 

Alimentazione in caso di colostomia

Dopo aver affrontato un intervento che porta al confezionamento di una colostomia, è consigliabile non assumere fibre per circa 15 giorni. Questo è il tempo in genere necessario affiché ci sia la cicatrizzazione della zona mucocutanea. In buona sostanza, è necessario aspettare che la stomia di si sia stabilizzata. Passato questo periodo è bene che l’operatore sanitario dia tutte le informazioni per un sereno ritorno alla vita sociale. La maggior preoccupazione per la persona colostomizzata è la riduzione degli odori, poiché non si può controllare la fuoriuscita dei gas. È vero che i sistemi di raccolta sono dotati di ottimi filtri, ma è bene anche seguire un’alimentazione che contribuisca ad un maggior benessere. Ad esempio, è bene ridurre il consumo di alimenti che favoriscono la formazione di cattivi odori e gas: aglio, uova, cipolla, porro, legumi, spezie, birra, bevande gassate, super alcolici, cetrioli, fagioli e cavoli. Nel caso sia possibile, è consigliabile istruire il paziente alla pratica riabilitativa dell’irrigazione, che consente di ripristinare parzialmente la continenza fino a un massimo di 72 ore. Va effettuata circa ogni 2 giorni.

 

Alimentazione in caso di ileostomia

Una dieta sana, che aiuti a trattenere i nutrienti può essere la soluzione giusta per la persona ileostomizzata. Ad esempio, è bene assumere alimenti che abbiano un effetto astringente, come ad esempio il riso. Tuttavia, come per qualsiasi persona, è necessario tenere in considerazione eventuali allergie e/o irritazioni.

Va evitata la pastina e bisogna preferire la pasta lunga, che va masticata molto bene: l’amido che contiene è fondamentale per trattenere i nutrienti. Non vanno mangiate fibre o comunque bisogna assumerle con moderazione, per evitare frequenti peristalsi. È bene attrezzarsi con una centrifuga: gli alimenti che vengono “sottoposti” a questa lavorazione, infatti, possono essere assunti tranquillamente. Le persone a volte confondono il frullatore con la centrifuga: non è sufficiente frullare gli alimenti. Frutta e verdura vanno evitate, a parte la frutta astringente, ad esempio banane: la loro assunzione consente di reintegrare potassio e sodio senza ricorrere ad eventuali integratori. La mela, sbucciata, è un altro alimento consigliato; laddove ci fossero difficoltà nella masticazione, allora va frullata (in queto caso, bene il frullatore). E ritorniamo di nuovo al punto chiave: idratazione. Bisogna bere almeno 2 litri di acqua al giorno, magari sciogliendo all’interno anche degli elettroliti. Buon apporto di vitamine. Va fatto capire che bere poco comporta conseguenze molto gravi. Cercare di non mangiare formaggi grassi, perché questi vengono scissi nell’organismo dall’azione di enzimi pancreatici e biliari. Il fegato produce bile che viene riversata nell’intestino. Ma una persona che vive con una ileostomia dopo 10 minuti ha una forte scarica perché la bile aumenta il transito intestinale. Per lo stesso motivo, ridurre anche il consumo di uova. In questo modo si riduce la frequenza delle scariche; sono suggerimenti utili per una peristalsi “controllata”.

 

Alimentazione in caso di urostomia

L’alimentazione di un paziente urostomizzato deve aiutare a bilanciare PH e ridurre gli odori. Per cui è consigliabile evitare gli alimenti che ne favoriscono la produzione, quali aglio e cipolla. Per le persone che hanno affrontato questo tipo di intervento, assolutamente consigliata l’assunzione di frutta e verdura, anche in grandi quantità. Queste, infatti, contribuiscono a mantenere alto il livello di idratazione, poiché contengono molta acqua. L’alimentazione può prevenire: il rischio di infezioni urinarie ridurre le complicanze correlate all’irritazione cutanea limitare gli effetti della stasi urinaria.

 

Nell’immediato postoperatorio non è raro che la persona, giustamente desiderosa di tornare a casa, affermi di aver capito tutto. La prima visita di controllo è una sorta di “bancone di prova”: è spesso qui che ci si accorge se la persona ha effettivamente capito quali sono i passi chiave verso la riabilitazione. Qualora non si fossero interiorizzati molti principi, non c’è da preoccuparsi. È normale: occorrono tempo e pazienza per riprendere la propria routine. Quello che bisogna evitare con forza, però, è il timore di chiedere: gli operatori sanitari sono a disposizione delle persone stomizzate e sono anche le uniche persone in grado di diramare i dubbi e aiutare la persona a riprendere il timone della propria vita.  

 

Come comportarsi in caso di diarrea

Contrariamente a quanto si pensa di frequente, ricorrere all’utilizzo di farmaci in caso di diarrea non è sempre una buona idea. Ad esempio, il loperamide è un farmaco che induce il blocco della peristalsi: ogni persona può reagire all’assunzione in maniera diversa. In alcuni casi, può provocare una paralisi dell’ileo che, va da sé, non è così semplice da gestire. Di certo, non bisogna abusarne e, soprattutto, vanno evitati i sovradosaggi.

La soluzione ideale anche per chi non vive con una stomia è cercare di porre rimedio alla situazione partendo proprio da un’alimentazione controllata. Cercare di fare un diario alimentare per capire quali alimenti possano provocare fastidi.

Un paziente colostomizzato sicuramente ha una difficoltà microbiotica; per questo è consigliabile assumere fermenti lattici e argilla, che riequilibra i liquidi.

Per la persona ileostomizzata non valgono le stesse indicazioni: come sottolineano gastroenterologi e nutrizionisti i fermenti lattici non hanno un’azione specifica; in ogni caso, è accertato che (salvo allergie a determinati componenti) non sono dannosi per l’organismo.  

Stomia e sessualità: il ritorno alla vita di coppia - Antonino Arena, infermiere

Un argomento spesso tabù nel ritorno alla vita quotidiana dopo aver affrontato l’intervento che porta al confezionamento della stomia è la sessualità. Un tema molto delicato: la reticenza ad affrontarlo dipende da fattori quali età e sesso e dalle radici culturali (formazione personale, contesto familiare, regione di appartenenza, etc.) in generale. Sebbene l’operatore sanitario debba “aspettare” che la persona affronti spontaneamente la tematica in questione, ponendo domande (mettendo in conto che potrebbe non succedere mai) sarebbe, invece, opportuno parlarne subito dopo l’intervento, soprattutto nei casi in cui, a causa dell’operazione, siano stati interessati anche gli organi sessuali. Qualora, laddove necessario, non si intervenga tempestivamente con le dovute informazioni e terapie farmacologiche, la ripresa di una vita sessuale gratificante potrebbe essere messa seriamente a rischio.     

 

La differenza di genere

Affrontare l’argomento della sessualità, in genere implica l’accettazione della nuova condizione e la necessaria presa di coscienza di come cambierà la propria vita dopo l’intervento. Ogni persona ha bisogno dei suoi tempi per intraprendere la strada verso la riabilitazione e questo comporta anche tempi diversi nel tornare a preoccuparsi della propria vita di coppia e della sessualità. In linea generale, è più difficile che le donne si sentano a proprio agio nel porre domande inerenti la vita sessuale al proprio stomaterapista o operatore sanitario di fiducia. Questa riluttanza affonda le radici soprattutto nell’impatto psicologico che il cambiamento della propria immagine corporea comporta a causa del confezionamento della stomia. Dal punto di vista emotivo spesso l’intervento coincide con la sensazione di aver perso la propria femminilità. Questo inficia la vita di coppia, sia in termini di comunicazione, essenziale affinché il rapporto funzioni e si crei la giusta alchimia, che rinforza l’attrazione fisica e aiuta a riconquistare la stima verso sé stessi e, di conseguenza, una buona intesa sessuale con il partner. Non è raro che una donna a seguito dell’operazione si trascuri, si lasci andare con tutte le conseguenze negative sulla vita di coppia. In questo caso, l’operatore sanitario ha un ruolo chiave: il suo supporto può aiutare la persona a “scuotersi”. Fare piccole cose come tornare a praticare attività sportiva, prendersi cura del proprio corpo, anche solo andando dall’estetista, può aiutare a riprendere le proprie abitudini, sentirsi nuovamente a proprio agio nel proprio corpo e, maturata una nuova consapevolezza di sé, a tornare alla propria vita di coppia serenamente. Non va dimenticato che un forte stimolo alla vita sessuale può essere il desiderio di diventare madre, spesso un desiderio incentivato dal proprio partner che può aiutare a superare iniziale imbarazzo e paura. Laddove necessario, lo stomaterapista saprà anche indirizzare la paziente a figure professionali specifiche quali il ginecologo e lo psicologo.

Diverso è il discorso per quanto riguarda gli uomini. Spesso è il rischio dell’impotenza a spingere un uomo a ricorrere subito al consiglio dell’operatore sanitario di fiducia e all’andrologo. È bene ricordare che nel caso in cui l’intervento sia stato particolarmente invasivo (arrivando ad interessare l’area dei corpi cavernosi) intervenire fin dall’immediato post-operatorio con apposita terapia farmacologica è l’unica strada percorribile. Pertanto è bene informare subito il paziente delle conseguenze dell’intervento, in modo da metterlo nelle condizioni di rivolgersi subito allo specialista.

Il ritorno alla sessualità è importante nelle coppie eterosessuali quanto in quelle omosessuali. Per questo è bene cercare di superare subito i limiti legati al pudore e all’imbarazzo per il ritorno ad una vita sessuale gratificante.

Il falso mito dell’età

Molte persone sono convinte che la sfera intima sia appannaggio delle coppie giovani. Non è raro sentirsi dire da pazienti che hanno da poco superato i sessant’anni che la “propria vita è finita”. In questi casi bisogna intervenire specificando che l’aspettativa di vita media si è molto allungata: a 60 anni si è ancora giovani. Nell’epoca attuale si può cominciare a parlare di vecchiaia a partire dai 90 anni: la prima osservazione sull’età, pertanto va ampiamente confutata.

Altro aspetto riguarda la perdita del desiderio subito dopo l’intervento. Non è raro sentirsi dire: “Che non è l’aspetto sessuale la preoccupazione primaria”. Probabilmente è vero che il sesso non rappresenti il primo pensiero dopo l’operazione: le preoccupazioni sono indubbiamente legate al proprio stato di salute, alla gestione della stomia e all’alimentazione. Tuttavia, se nell’immediato post-operatorio la sfera intima non è argomento di interesse, appartiene sicuramente al percorso di completa riabilitazione. Una volta chiariti i dubbi sulla gestione della stomia, una volta trovato il sistema di raccolta più adatto alle proprie esigenze, anche il ritorno ad una gratificante vita sessuale è un aspetto importante da prendere in considerazione. A volte un limite nell’affrontare l’argomento può essere rappresentato dalla presenza di un caregiver (chi si prende cura della persona stomizzata) al momento delle visite di controllo; è importante che l’operatore sanitario di fiducia se ne renda conto e, laddove necessario, inviti il paziente a recarsi in visita da solo o suggerisca al caregiver di uscire un attimo.  

 

L’impatto della stomia sulla vita di coppia

Se l’attrazione è alla base di qualsiasi relazione, la complicità che si sviluppa attraverso la comunicazione e la fiducia sono gli ingredienti indispensabili per un’intesa sessuale e per una relazione duratura, capace di affrontare anche eventi traumatici, quale può essere il confezionamento di una stomia. In realtà, quando ci si trova ad affrontare l’intervento, le reazioni all’interno della vita di coppia possono essere sintetizzate come segue:

  • la coppia non riesce ad affrontare la situazione. Le persone possono o restare insieme, ma escludere la sfera sessuale dalla relazione, con conseguente allontanamento;
  • la coppia si rinsalda: nasce l’esigenza di prendersi cura dell’altra persona in tutto e per tutto, supportati dall’amore e dalla voglia di affrontare insieme la rinascita.

Contrariamente a quanto si possa pensare, in genere a “sfasciarsi” sono le coppie di età avanzata. Più che ad abbandonare il tetto coniugale, ci si lascia andare e si tende a vivere da separati in casa: da un lato la paura di stravolgere equilibri di lunga data; dall’altro la paura di trovarsi comunque soli in età avanzata. Ovviamente, non è la “norma”: le situazioni sono molto soggettive.

Le persone che decidono e vogliono davvero restare insieme sono quelle che affrontano la nuova vita con la stomia. È come se il partner si rendesse conto del suo ruolo indispensabile nell’aiutare la persona stomizzata a “rinascere”. La convinzione che la stomia non sia il problema, ma la risoluzione di una malattia o di una situazione traumatica, contribuisce in maniera non indifferente. È come se si arrivasse alla consapevolezza che la persona amata è salva e tutto il resto non conta: è solo necessario ricreare una nuova quotidianità. In questo aiuta molto la determinazione della persona che ha affrontato l’intervento a condividere la propria esperienza, a non aver timore di confidare al partner le proprie paure e trovare con lei/lui la spinta emotiva anche per ammettere di aver bisogno del supporto di un operatore sanitario laddove ce ne fosse bisogno.

 

Alcuni consigli

I suggerimenti utili per ritrovare l’intesa sessuale riguardano soprattutto la cura della propria fisicità. È bene che gradualmente la persona stomizzata impari ad amare nuovamente il proprio corpo. Il segreto è non concentrarsi sulla stomia, ma sulla necessità di imparare prima di tutto a prendersi cura di sé. Un processo che passa proprio dall’accettarsi allo specchio: è vero che guardando la propria immagine riflessa si vede la sacca, ma è bene cominciare ad apprezzare altre parti del corpo. Quando si inizia a preoccuparsi del proprio sé, a non trascurarsi e a tornare gradualmente a dedicarsi a tutte le attività che si facevano prima dell’intervento, anche “affrontare il mondo”, le relazioni sociali e il proprio partner diventa automaticamente più semplice. Non si può pensare di essere attraenti agli occhi del proprio partner se prima non si è attraenti ai propri occhi. Piacersi è la strada per poter poi piacere agli altri. Ritornare ad essere “adolescenti” può sembrare una banalità, ma significa accettare il proprio corpo. È vero che la stomia può essere una barriera ma, come tale, va abbattuta.

Altre indicazioni riguardano l’alimentazione: tenere sotto controllo la produzione di gas e odori contribuisce ad eliminare la vergogna e l’imbarazzo in un rapporto sessuale. In caso di effluenti liquidi si possono adoperare le bustine gelificanti antiodore che gelificano il contenuto all’interno della sacca e aiutano a ridurre gli odori, per maggiori comfort e discrezione. Alcune persone (soprattutto quelle ileostomizzate, che non possono controllare l’evacuazione degli effluenti) non bevono e non mangiano prima del rapporto. Se può essere una soluzione nel breve termine, è fondamentale mangiare e soprattutto bere dopo l’atto sessuale per evitare il rischio di uno scompenso elettrolitico.

Tra gli altri suggerimenti, può essere utile adoperare sistemi di raccolta più piccoli. Questo è particolarmente indicato per chi, magari, è colostomizzato e pratica l’irrigazione. Le donne che possono puntano all’irrigazione, cosa che gli uomini fanno in modo estemporaneo, al bisogno. L’importante è attenersi alle indicazioni generiche: questa tecnica riabilitativa va effettuata con regolarità una volta ogni due giorni, ma, a prescindere dalle “generalità”, bisogna imparare a conoscere il proprio corpo. Ed è bene ricordare che rivolgersi al proprio operatore sanitario di fiducia per qualsiasi dubbio è assolutamente raccomandato.

In sintesi, quello che bisogna sempre tenere a mente, è che in qualsiasi coppia, quando sussiste un problema, a risentirne è proprio l’intesa sessuale. Pertanto, comunicare con il partner, non vivere la stomia come un problema più di quanto non sia effettivamente preoccuparsi della gestione del nuovo organo e dell’adozione di uno stile di vita quanto più sano e vicino a quello che si teneva prima dell’intervento, è la base per una ritrovata intesa sessuale.  

 

 

Stomia e socialità: il ruolo delle Associazioni nel ritorno alla vita quotidiana - Antonino Arena, infermiere

Il primo obiettivo nella strada verso la riabilitazione dopo aver affrontato un intervento che porta al confezionamento di una stomia è tornare alla propria vita quotidiana. Per raggiungerlo, è fondamentale diventare quanto prima autonomi nella gestione dello stoma. Solo quando si è imparato ad accettare la convivenza con il nuovo organo, a prendersene cura con il corretto stomacare e con il prodotto più adatto alle proprie esigenze, si è pronti per superare i normali dubbi che potrebbero insorgere nel tornare alla vita di tutti i giorni. Tra questi, sicuramente una delle più grandi preoccupazioni è come affrontare il reintegro nella vita lavorativa e sociale, consapevoli che si potrebbero incontrare alcune difficoltà nel percorso di riabilitazione, quali fronteggiare situazioni imbarazzanti quando ci si trova insieme ad altre persone. Poter controllare rumori e odori ed essere sicuri che la sacca non si noti sotto gli indumenti sono passaggi fondamentali per riprendere le proprie abitudini e tornare a frequentare il proprio cerchio di affetti. È bene ricordare che la stomia è una disabilità invisibile: a meno che non sia la persona stomizzata a voler raccontare cosa ha dovuto affrontare, nessuno può rendersi conto che indossa una sacca. Nell’aiutare la persona a prendere consapevolezza della propria situazione e come approcciare il ritorno alla vita “normale” svolge un ruolo fondamentale il proprio operatore sanitario di fiducia: il punto di riferimento per chiunque si sia dovuto sottoporre ad un’operazione e ancor di più per chi ha affrontato un intervento che porta al confezionamento di una stomia. Il ruolo dello stomaterapista è chiave: l’infermiere deve essere capace di mettersi nei panni dell’altro per cercare di capire non solo cosa sta vivendo e quali sentimenti contrastanti lo attraversino, ma anche e soprattutto per sapere poi dare i giusti consigli.

 

L’importanza della discrezione

L’incapacità di poter controllare l’eliminazione dei gas, con il conseguente imbarazzo legato a rumori ed odori, deve innanzitutto portare a riflettere sull’importanza della scelta del sistema di raccolta. Le sacche per stomia di ultima generazione sono dotate di filtro all’avanguardia che consente la fuoriuscita e la deodorizzazione dei gas. Inoltre, i materiali di rivestimento sono particolarmente morbidi, pensati per rimanere delicati sulla cute e non produrre fruscii sotto gli abiti. Ovviamente non esiste un prodotto universale: sta poi alla persona stomizzata individuare, con il supporto del proprio stomaterapista, il sistema di raccolta che meglio risponda alle sue esigenze.

Un suggerimento utile può essere prestare attenzione all’abbigliamento; fermo restando che vivere con la stomia non significa cambiare il proprio guardaroba, all’inizio può essere utile indossare abiti comodi: nelle prime 6 settimane dopo l’intervento lo stoma tende a cambiare forma e dimensioni; per questo, anche nel vestire, all’inizio potrebbe essere necessaria un po’ di pazienza per individuare indumenti che consentano di sentirsi a proprio agio. Anche l’utilizzo di accessori, quali cinture, va valutato in modo da non stringere eccessivamente in vita e, soprattutto, in corrispondenza del nuovo organo.

 

Consigli nutrizionali

Dopo l’intervento è come fosse necessario riscoprire tutti e 5 i sensi: dalla vista, all’udito, al tatto all’olfatto fino ad arrivare al gusto: l’alimentazione non va assolutamente sottovalutata. Se è vero che non bisogna rinunciare ai propri alimenti preferiti, lo è altrettanto seguire una dite equilibrata per un ritrovato benessere psico-fisico: e questo vale anche per chi non vive con la stomia. Preoccuparsi dell’alimentazione è fondamentale per evitare (o, comunque, per ridurre) la formazione di gas e cattivi odori. Ci sono dei piccoli accorgimenti che devono essere considerati in base al tipo di stomia. Vediamoli insieme:

  • persone ileostomizzate: dedicare al pranzo e alla cena almeno un’oretta. Per via delle frequenti scariche, può essere utile ritagliarsi uno “spazio protetto” quando ci si dedica ai momenti conviviali. Questo non vuol dire chiudersi in casa; al contrario, uscire a pranzo o a cena con amici e familiari, ricordandosi di portare con sé un cambio all’occorrenza. Anche in questo caso vale il principio di sentirsi sicuri e a proprio agio in qualsiasi circostanza. Fondamentale bere molto, almeno 2 litri di acqua, per evitare rischi di disidratazione;
  • in caso di colostomia, evitare di assumere alimenti che possano favorire la formazione di cattivi odori. Le persone colostomizzate, dopo un mese dall’intervento, sotto l’attenta guida del proprio operatore sanitario di fiducia, possono ricorrere alla tecnica dell’irrigazione. Questa procedura consente di ripristinare la continenza per un massimo di 72 ore. Indicativamente, va effettuata ogni 2 giorni; in questo modo è possibile anche indossare una sacca di dimensioni ridotte, per maggiori comfort e discrezione. È una tecnica riabilitativa che in qualche modo contribuisce a dare un senso di tranquillità e controllo ed è quindi consigliata a tutte le persone colostomizzate che possono effettuarla;
  • per le persone urostomizzate le indicazioni devono essere incentrate sull’importanza di essere sempre ben idratati: bere molto, perché altrimenti, oltre a rischiare la disidratazione, aumenta la concentrazione delle urine, che porta alla formazione dei cattivi odori. L’alimentazione deve proprio mirare ad “abbattere” gli odori.

Seguire o meno dei determinati suggerimenti per ritornare quanto più serenamente possibile alla vita quotidiana dipende molto anche dal contesto personale in cui vive la persona: hanno un forte impatto non solo l’appartenenza geografica ed il background culturale; ma anche il proprio stile di vita e l’età. Riguardo a questo ultimo punto punto, è bene spendere due parole in più. Anche se in linea generale le persone più giovani sono anche quelle più pronte a far tesoro dei consigli dello stomaterapista, non è sempre così. Ecco perché è importante per l’operatore sanitario essere particolarmente empatico: deve capire subito chi è chi si trova davanti, laddove si rendesse conto di un evidente disagio, abbattere le barriere affinché la persona non sia restia ad esprimere i propri dubbi; infine, quando si rendesse conto che il soggetto non può essere in grado di prendersi cura di sé, andare a colloquio con il caregiver (in genere un parente, un amico, un familiare) e sincerarsi che questa persona capisca esattamente le informazioni che riceve, per prestare l’assistenza necessaria a garantire allo stomizzato una migliore qualità della vita. Ultimo, ma non meno importante, è il supporto che le persone possono ricevere dalle Associazioni dei pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale per il riconoscimento dei propri diritti e per una migliore vita sociale.

 

Perché frequentare le Associazioni

Invitare una persona a rivolgersi ad un’Associazione, purtroppo, allo stato attuale, non è né scontato né automatico. Come più volte descritto, la prima e unica figura di riferimento, subito dopo l’intervento e in tutta la strada verso la riabilitazione è l’operatore sanitario di fiducia. Pertanto, non è infrequente che, una volta entrati in contatto con il proprio stomaterapista, molti pazienti non sentano il bisogno di rivolgersi ad altri che a lui. Più del 90% delle persone non sanno di poter contare sul supporto delle Associazioni dei pazienti. Eppure, al momento della dimissione è importante dare le informazioni necessarie a contattarle. È bene, però, anche essere chiari: l’Associazione non è la panacea di tutti i mali. Anzi: le Associazioni crescono, si sostengono e vivono proprio perché sono le persone stomizzate che ad esse si rivolgono sono pilastri fondamentali della vita associativa. È importante che ne facciano parte anche i cosiddetti care-giver (chi si prende cura dei pazienti).

Volendo sintetizzare ruolo e funzioni delle Associazioni, potremmo dire:

  • far conoscere e tutelare i diritti delle persone stomizzate. Molti pazienti spesso, incontrano difficoltà anche nell’ottenimento della fornitura dei sistemi di raccolta, soprattutto subito dopo l’intervento, quando non si conoscono o non sia hanno particolarmente chiare le procedure burocratiche da espletare. Questo è solo un esempio: esiste un’intera “Carta dei Diritti” delle persone stomizzate, che purtroppo spesso viene omessa e non solo dalle istituzioni;
  • abbattere i pregiudizi. Spesso la stomia viene vista come un tabù: è difficile parlarne, si ha paura di essere giudicati e si rischia di isolarsi. Non è raro vedere le persone, anche all’interno della stessa Associazione, parlare di situazioni in terza persona. Fino a quando le persone non si rendono conto di affrontare le stesse difficoltà e gli stessi disagi; allora la diffidenza scompare, ci si mette sullo stesso piano comunicativo e la condivisione diventa il combustibile di una crescita comune e importante. Quando si teme di non essere compresi (e questo vale anche per chi non vive con una stomia) è difficile uscire allo scoperto. L’ambizione dell’Associazione è creare un ambiente di confidenza e di serenità, che non può che favorire la socialità;
  • favorire la socialità. Oltre che per confrontarsi, conoscere e tutelare i propri diritti, in Associazione si va anche per motivi…ludici! Incontrare altre persone, soprattutto per un popolo che ha la cultura di quello Italiano, vuol dire soprattutto trascorrere delle ore liete. Ecco quindi anche l’importanza di organizzare appuntamenti conviviali e gite socio-culturali. Anche il linguaggio informale, l’utilizzo di battute, contribuiscono a creare una situazione gioviale.

 

Nonostante ne sia ampiamente riconosciuto il ruolo e la rilevanza sociale, le associazioni non hanno vita facile: le istituzioni non sono spesso a loro fianco sottovalutandone la forza. È difficile trovare gli interloclutori giusti presso lo Stato. A volte, per raggiungere i propri obiettivi, sembra funzionare solo la “mano pesante”: minacciare una denuncia o di rivolgersi ai Carabinieri per far rispettare un proprio diritto dovrebbe essere l’eccezione, non la regola per ottenere attenzione e venire interpellati. Le persone dovrebbero essere ascoltate e dovrebbe essere possibile farlo senza monumentali azioni di protesta. Quello che spesso non si arriva a capire è che le Associazioni si muovono per garantire la miglior assistenza possibile agli stomizzati, non per ottenere delibere.

 

Stomia: la scelta del dispositivo - Giuseppe Nicolò, Chirurgo degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria

Abbiamo tutti presente il primo giorno di scuola o il primo giorno di lavoro quando tra tutte le cose che bisogna imparare, elaborare e ricordare avvertiamo una fisiologica sensazione di smarrimento e disorientamento. E una volta tornati a casa l’unica cosa che per certo ci rimane di quel primo giorno sarà proprio quella sensazione di inadeguatezza e complessità nel ricordare ogni singola cosa. Questa parabola ci può aiutare ad avvicinarci a comprendere alcune delle sensazioni che può provare un/a paziente stomizzato/a il primo giorno che si trova a gestire la stomia.

Visto che sappiamo che non esiste un prodotto migliore di un altro, o “il prodotto migliore”, la persona stomizzata, guidata dallo/a stomaterapista, dovrà valutare diversi prodotti tra cui individuerà il più confacente alle proprie esigenze e quindi alla propria stomia. Forti emozioni, una nuova ritrovata vita e tante cose da imparare, comprendere e mettere in atto, contraddistingueranno questo periodo. Fortunatamente oggi abbiamo a disposizione una varietà di prodotti di ultima generazione che oltre ad essere efficacissimi nello svolgimento della loro funzione primaria, ossia il contenimento delle deiezioni, sono anche progettati per garantire la ripresa e poi la conduzione di una vita serena.

Come già detto il nostro mantra è: non esistono prodotti migliori di altri, esistono solo prodotti che si adattano meglio alla realtà di un paziente. Dopo questa breve, ma necessaria introduzione e con questo in mente, possiamo andare ad affrontare l’argomento di oggi: i sistemi monopezzo, ponendo una lente di ingrandimento sulle loro caratteristiche principali. I dispositivi di raccolta si differenziano fra loro in base al tipo di materiale con cui sono costituiti, al tipo di filtro, al tipo di placca (piana o convessa) e al tipo di sacca (fondo chiuso, fondo aperto, rubinetto di scarico). Esistono sacche per tutte le esigenze, anche di piccole dimensioni e quindi molto discrete; in questo caso, dovranno essere sostituite con maggior frequenza.

Per coloro che scelgono di utilizzare un sistema monopezzo, capire come funziona è importante. In questo sistema, la sacca e la barriera cutanea sono integrate. Nella sacca si raccolgono gli effluenti mentre lo scopo della barriera cutanea è consentire la tenuta del dispositivo e, soprattutto, proteggere la pelle. I prodotti monopezzo sono facili da applicare e rimuovere, fermo restando che questo può valere per un paziente, mentre un altro potrebbe preferire un sistema diverso.

Sistemi monopezzo

I vantaggi delle sacche monopezzo per stomia sono i seguenti:

  • hanno un basso profilo, che li rende più discreti sotto i vestiti. Questo può essere utile quando si indossano abiti più aderenti;
  • si rimuovono in un’unica soluzione. Quando si cambia la sacca è bene utilizzare sempre spray protettivi e rimuovi adesivo, per evitare arrossamenti e irritazioni cutanee;
  • semplici da trasportare: suggerire alla persona di portare sempre con sé un cambio per gestire qualsiasi eventuale emergenza.

Prendersi cura della stomia richiede tempo e pazienza: per qualsiasi esigenza, è bene rivolgersi al proprio operatore sanitario di fiducia, unico punto di riferimento in qualsiasi circostanza. Quando una persona stomizzata decide di provare un nuovo prodotto, può essere utile farlo quando si trova in casa o nei pressi della stessa, per intervenire prontamente in caso di necessità.

Prendersi cura della stomia

L’igiene dello stoma (stoma-care: insieme delle procedure per sostituire il sistema di raccolta) è il perno centrale dell’attività educativa dello stomaterapista. È in questa fase che il paziente inizia a prendere confidenza con la stomia e i presidi di raccolta. Per una corretta gestione le parole chiave devono essere: riconoscimento delle condizioni della stomia e protezione della cute, in modo tale da prevenire l’insorgenza di complicanze.

La persona stomizzata ha bisogno di un’assistenza infermieristica che abbracci a 360° la sua nuova situazione, a partire dai momenti che precedono il confezionamento chirurgico dello stoma, per arrivare al periodo post-operatorio, passando attraverso il supporto emotivo che la aiuti a capire che è possibile condurre una vita pressoché normale anche da stomizzati.

Lo scopo principale di un corretto stoma-care è prevenire il distacco precoce del presidio ed evitare eventuali complicanze quali arrossamenti, sanguinamenti, bruciore, prurito e dolore, garantendo così una veloce ripresa e una serena convivenza con la stomia. La valutazione della cute peristomale e dello stoma (colore, posizione rispetto al piano cutaneo, eventuali segni di altre complicanze), dev'essere quotidiana e il paziente deve saper riconoscere la differenza tra una cute sana e una cute irritata.

Le alterazioni cutanee, oltre a provocare dolore, possono provocare il distacco delle sacche di raccolta, con conseguente peggioramento della qualità di vita. Causa principale delle alterazioni, sono le infiltrazioni al di sotto della placca: per questo individuare il sistema più adatto alle proprie esigenze, che offra protezione, comfort e discrezione è fondamentale. È importante occuparsi in prima persona della gestione della stomia: provvedendo in modo autonomo all’igiene e al cambio della sacca; laddove non fosse possibile, è opportuno istruire il caregiver (la persona che si prende cura del paziente, in genere un familiare o un amico).

Per iniziare

Prima di procedere alla sostituzione della sacca, è necessario avere a propria disposizione tutto il materiale occorrente:

  • sacca di raccolta
  • se non usi un prodotto modellabile, forbicine a punta ricurva
  • sapone neutro
  • specchio
  • acqua corrente
  • sacchetto per la spazzatura
  • carta igienica

Le prime volte si consiglia di procedere al cambio del dispositivo davanti ad uno specchio. Per la pulizia non servono materiali sterili, ma per igienizzare la cute bastano acqua e sapone neutro. Una volta rimossa la sacca, pulire la stomia con carta igienica; pulire accuratamente la cute peristomale con acqua tiepida e sapone neutro praticando dei movimenti a spirale, dall'esterno verso la stomia. Dopodiché basterà andare a sciacquare ed asciugare la pelle con panno carta evitando di strofinare per non creare micro lesioni o eventuali sanguinamenti dello stoma. Se la persona vive con una ileostomia o una urostomia può fare il bagno o la doccia indossando la sacca; se è colostomizzata anche senza. In questo caso l’igiene dell’area peristomale può essere effettuata in doccia, ma ricordandosi sempre di usare un sapone neutro.

Mi sembra doveroso ricordare, anche se al giorno d’oggi dovrebbe essere scontato, che è assolutamente vietato l’utilizzo di liquidi come etere, alcool, amuchina, acqua ossigenata o altri disinfettanti in quanto deleteri per la cute peristomale e per la stomia stessa, anche se in passato, purtroppo, venivano utilizzati proprio nella gestione e cura della stomia. Infine, se sulla zona peristomale fossero presenti peli, vanno rasati, insaponando la cute e radendola con un rasoio monouso, cercando di evitare il più possibile la formazione di irritazioni da rasatura che andrebbero ad inficiare l’adesività dei dispositivi di raccolta.

Una volta pulita la cute possiamo applicare la sacca. Se utilizziamo un dispositivo modellabile la placca va modellata con le dita creando un “collarino” delle dimensioni dello stoma e poi va applicata; se, invece, utilizziamo un dispositivo ritagliabile, con l’ausilio delle forbici a punta rotonda, prepariamo il foro centrale del dispositivo di raccolta quanto più preciso e a filo con la stomia per evitare che gli effluenti entrino a contatto con la cute e la aggrediscano.

Chiaramente, prima di ritagliare, è importante rilevare il diametro della stomia con il misuratore e tracciare sulla carta che ricopre il lato adesivo della placca un cerchio di diametro corrispondente alla misura rilevata. A tale proposito ci vengono in aiuto i misuratori di cartoncino che solitamente sono compresi all’interno delle confezioni dei dispositivi. Cartoncini con fori pretagliati di varie misure e con i millimetri accanto. Quindi accortezza essenziale per proteggere la pelle intorno alla stomia è che il diametro del foro deve contenere interamente lo stoma.

Dopo aver rimosso la pellicola che protegge l'adesivo, basterà appoggiare il margine inferiore del foro della placca al bordo inferiore della stomia, per poi proseguire con l'adesione dal basso verso l'alto dell’intera superficie adesiva della barriera protettiva. A questo punto bisogna assicurarsi che la placca sia ben adesa alla pelle e non si siano formate delle pieghe durante l'applicazione. Infine, se si tratta di un dispositivo due pezzi, avvalersi dello spazio disponibile sotto al soffietto per agganciare la sacca di raccolta alla placca assicurandosi della perfetta tenuta.

Particolare attenzione va dedicata alla rimozione del dispositivo. Per toglierlo più facilmente, il sistema di raccolta andrebbe staccato dall'alto verso il basso mantenendo la cute circostante ben tesa. In aiuto ci vengono i prodotti rimuovi adesivo che facilitano la rimozione del dispositivo minimizzando i danni da “stripping” (“strappo” del sistema dalla cute). L’obiettivo di questo insieme di indicazioni è certamente quello di assicurare il benessere e l’integrità della cute peristomale, mantenere integra la mucosa dello stoma, permettere una buona adesione del sistema di raccolta, e ovviamente educare la persona all’autonomia.

L’importanza della presa in carico del paziente

Da operatore sanitario ritengo sia importante fare un piccolo passo indietro e ricordare che la gestione della stomia passa attraverso 4 fasi e comincia già dal periodo pre-operatorio. Lo stoma-care e, quindi, la riabilitazione, inizia fin dal primo contatto in ambulatorio fra lo specialista ed il paziente. Lo stomizzato dev'essere informato su tutti gli aspetti clinici e supportato psicologicamente per tutta la durata del ricovero e fino alla dimissione ospedaliera, al fine di garantire la continuità assistenziale.

Tutto questo avviene in sede di colloquio pre-operatorio, quando vengono messi in discussione col paziente stesso elementi cardine quali: diagnosi e prognosi, storia clinica, storia sociale (occupazione, relazioni interpersonali, sessualità, pratiche culturali, ecc.), abilità cognitive e psicomotorie, ambiente fisico, familiare e sociale, valutazione del grado di autogestione della stomia.

Quando si pensa sia necessario confezionare una stomia, sia essa temporanea che definitiva, è opportuno coinvolgere il paziente nella scelta della posizione più idonea (disegno preoperatorio), illustrando l’intervento, la semplicità dell’uso delle varie sacche, le procedure di svuotamento della sacca di raccolta e le prospettive offerte dalla riabilitazione. Per meglio valutare la posizione e per dare al paziente un messaggio concreto e rassicurante, è utile posizionare la sera prima dell’intervento una sacca nella sede prescelta. In questa fase è necessario dedicare del tempo per spiegare cosa significa avere una stomia, come si gestisce, quali risvolti può avere nella vita di tutti i giorni e nella vita di coppia, avendo cura di trasmettere delle informazioni realistiche onde evitare false aspettative.

A seconda della risposta psicologica del paziente si dovrà valutare la necessità o meno di dare le opportune informazioni in uno o più tempi. Lo specialista deve spiegare che con l’intervento verrà rimossa la malattia incompatibile con la vita e che grazie alla stomia sarà possibile riprendere una vita quasi normale. Per quanto questi interventi educativi siano incentrati con maggiore specificità nel post-operatorio, il processo educazionale deve coinvolgere fin da subito anche le famiglie, che hanno statisticamente un ruolo centrale nel processo di cura. 

Un tempo fondamentale è il periodo intra-operatorio che condizionerà tutta la vita del paziente. Durante l’intervento si deve porre una cura speciale alla stomia, consapevoli che una stomia ben fatta significa una buona qualità di vita per lo stomizzato. La fase successiva del periodo post-operatorio è piuttosto delicata: è il momento in cui lo stomizzato prende contatto con la realtà e confronta le informazioni avute con le sue nuove sensazioni.

Il supporto dello stomaterapista sarà sia di tipo tecnico che psicologico. Il paziente va rassicurato e seguito da vicino per valutare l’andamento del post-operatorio, pronti a prevenire ed a trattare eventuali complicanze. Il periodo post-operatorio è sicuramente il momento più difficile per un paziente stomizzato: le alterazioni fisiche dovute al confezionamento della stomia, possono portare la persona ad una condizione di disagio fisico e psichico che può sfociare nella depressione e nell'autosvalutazione, presupposti per un rallentamento del processo di cura.

Con l’aiuto dello stomaterapista il paziente ed i suoi familiari prenderanno confidenza con l’uso delle sacche in modo tale che alla dimissione lo stomizzato possa gestire autonomamente la sua stomia. In questa fase lo stomaterapista seguirà tutti i passaggi per un corretto stoma-care informando il paziente sulla procedura passaggio dopo passaggio e chiedendogli di partecipare in maniera attiva. Durante il periodo di permanenza in reparto, sono fondamentali le manovre di gestione e pulizia dello stoma sopraelencate che subito dopo l'intervento chirurgico, gli operatori sanitari praticheranno. E che una volta a casa il paziente, o chi per lui, attuerà in maniera autonoma.

 

Vivere con la stomia: la vita di coppia - Maura Foltran, stomaterapista P.O. Presidio Santo Spirito Casale Monferrato (AL)

Quando si parla di sessualità occorre essere pienamente consapevoli che si tratta di un fenomeno estremamente complesso, nel quale entrano in gioco componenti biologiche, psicologiche e culturali: essa non può essere pertanto considerata come un’entità a sé stante bensì va inquadrata nel contesto globale (bio-psico-sociale) della persona, come ha dimostrato la psicoanalisi che ne ha sottolineato il significato centrale nello sviluppo umano fin dalla prima infanzia (Freud, 1905).

Diversi studi hanno contribuito a mettere in luce quanto frequentemente l’argomento sessualità venga poco o per nulla considerato nella presa in carico dell’assistito. In particolare, una ricerca condotta da Lewis e Bor nel 1994 ha mostrato che, nonostante l’89% degli infermieri intervistati ritenesse che il “counselling sessuale” fosse un compito appropriato per gli infermieri stessi, soltanto il 30% di essi, nella fase di prima accoglienza di un paziente, includeva anche specifiche domande riguardo alla sua sessualità.

Come infermiera, occupandomi io stessa, da circa sedici anni, di pazienti stomizzati, ho potuto riscontrare che la sessualità è uno dei temi più dibattuti prima o successivamente al confezionamento di una stomia. L'atto chirurgico in sé' modifica in maniera significativa la vita della persona, poiché l’individuo sottoposto a simile operazione si trova ad avere a che fare con un’immagine corporea di sé profondamente cambiata, in virtù dell’acquisizione di un nuovo organo.

La letteratura scientifica mostra con abbondanza di evidenze che cambiamenti a livello fisiologico e somatico possono far provare alla persona sentimenti di sconforto e abbattimento che vanno al di là degli effetti fisici provocati realmente dall'intervento chirurgico. Lo stomizzato deve infatti imparare ad accettare i vissuti di dolore connessi alla perdita della propria integrità anatomica e affrontare la percezione della propria immagine corporea, così diversa da quella passata e/o ideale.

Venendo a considerare nello specifico gli effetti della stomia sulla sessualità, dobbiamo affermare che essi possono risultare direttamente collegabili agli effetti diretti o indiretti della chirurgia stessa: è il caso, ad esempio, della resezione dei plessi nervosi simpatici e parasimpatici che controllano le funzioni sessuali, allorché vengono a determinarsi disfunzioni erettili nell’uomo e ridotta lubrificazione vaginale, con problemi di coito doloroso, nella donna.

Nei pazienti a cui è stata confezionata la stomia a causa di un tumore si possono aggiungere, inoltre, gli effetti collaterali della chemioterapia e della radioterapia in zona pelvica. In questi casi, la maggior parte delle persone, dopo aver affrontato la diagnosi di tumore e l'intervento, non si sentono più le stesse: la visione della vita, dei rapporti interpersonali, del lavoro e della famiglia cambiano totalmente.

In caso di stomia, è lo stesso rapporto di coppia ad essere messo a dura prova e la malattia costringe ad attingere tutta la forza che si può ritrovare nella stessa relazione. In questo senso, la sessualità assume per gli stomizzati un significato particolare: tornare ad avere rapporti sessuali significa infatti riavere la propria vita e “sentirsi vivi”. La persona stomizzata che torna ad avere una vita sessuale, come prima dell’intervento, avverte però di aver perso il controllo del proprio corpo, in quanto sente una parte nuova con cui fare i conti e ciò produce ansia, soprattutto nei primi rapporti dopo l’intervento.

Non è tanto la presenza dell’ansia ad essere dannosa, quanto la sua intensità che può opprimere al punto di soffocare le sensazioni piacevoli e portare l’uomo ad auto-osservarsi e quasi a sdoppiarsi, giudicandosi in modo inflessibile rispetto alla capacità di soddisfare la compagna. Volendo usare una metafora, potremmo dire che un rapporto di coppia è come una pianta: richiede molta cura e parecchie attenzioni se si desidera che fiorisca.

Parimenti, la relazione richiede un analogo trattamento: proprio quando essa sembra “non funzionare” più, si possono trovare altre forme di complicità all'interno del rapporto per affrontare e superare le difficoltà. Molti stomizzati, pur desiderando i rapporti sessuali, si chiudono in sé stessi e non lasciano trapelare al partner questo desiderio, spesso a causa della consapevolezza che il corpo non è più lo stesso e non può più essere mostrato con tranquillità.

In questo contesto, assume molta importanza il ruolo del partner, poiché tanto dipende dal suo desiderio di mettersi in gioco, dimostrando al marito o alla moglie in condizione post-operatoria l'accettazione incondizionata e amorevole. Non esiste una soluzione unica per tutti i problemi, ma sicuramente le coppie che hanno un buon dialogo e una buona capacità di ascolto dell’altro possono avere spunti più ampi per teneri momenti di scambio, che permettano di rinsaldare e approfondire l’aspetto unitivo del rapporto tra i due.

È necessario, perciò, che la coppia che include una persona stomizzata si costruisca una nuova sessualità, con risvolti e orizzonti diversi e più ampi, fatti anche di sfioramenti, di carezze e di baci che forse sono il mezzo relazionale più potente per comunicare la più assoluta accettazione dell’altro. Per i motivi sopra esposti, la consulenza pre-operatoria, per quanto riguarda i possibili rischi dopo l’intervento chirurgico, non dovrebbe includere solo il paziente ma anche il coniuge, andando a presentare in maniera semplice e chiara ad entrambi le possibili conseguenze inerenti la sfera sessuale.

I cambiamenti sessuali non riguardano tutti i pazienti e sono vissuti in modo diverso da individuo a individuo, perché la sessualità rappresenta uno degli ambiti della vita in cui il significato e il valore che le si attribuisce dipendono dalla storia e dall'esperienza personale di ognuno. E in questa storia personale è importante anche considerare lo stile di vita in cui si trova l'individuo nel momento in cui la malattia e i trattamenti oncologici danneggiano la sua vita sessuale.

Al fine di valutare l’impatto del confezionamento della stomia nella vita sessuale e relazionale dei pazienti, è stata effettuata presso l’ambulatorio stomizzati dell’Ospedale “Santo Spirito” di Casale Monferrato (AL) uno studio su un campione esaminato composto da 60 soggetti, di cui 25 di sesso maschile e 35 di sesso femminile, con un’età media del campione globale di 58 anni entro un range di 25 e 80 anni. I soggetti partecipanti allo studio sono stati contattati telefonicamente dall’infermiera stomaterapista che ha chiesto la loro disponibilità: nel caso del citato studio, tale incarico è stato assegnato alla sottoscritta.

Lo studio ha tenuto conto di alcune variabili: età, sesso, stato civile, professione e tipo di intervento (colostomia, ileostomia, urostomia, nefrostomia). Analizzando le risposte date dagli intervistati, lo studio ha fatto emergere in maniera chiara che la stomia impatta fortemente non solo sulla frequenza dei rapporti sessuali bensì anche sulla qualità dei rapporti stessi, nonché sul piacere durante l’attività sessuale - piacere che risulta decisamente diminuito dopo l’intervento.

Una buona percentuale dei pazienti stomizzati riporta che fatica molto/abbastanza a raggiungere l’orgasmo durante l’attività sessuale. In alcuni pazienti è emersa, durante l’intervista, una certa rabbia e insofferenza circa la perdita della propria virilità e del proprio “sentirsi ancora uomini” dal punto di vista sessuale. È possibile ipotizzare che i cambiamenti avvenuti nella sfera sessuale possano essere riconducibili alla preoccupazione circa il distacco della sacca di raccolta e del conseguente rilascio di cattivo odore.

Infatti, una buona parte di loro prova vergogna nel mostrare la sacca, ma anche paura che quest’ultima si possa rompere durante un rapporto intimo. Una preoccupazione molto forte è quella di non riuscire a raggiungere il piacere. Accanto alle difficoltà sopra indicate, non si può omettere di rilevare come i rapporti di coppia paiano svolgere anche un ruolo “protettivo” nei confronti del portatore di stomia.

Da questa esperienza personale, maturata nel corso della ricerca sopra descritta, ho potuto notare che bisognerebbe approfondire e occuparsi di più della sfera sessuale, proprio perché spesso poco considerata nonostante la sua importanza. L’operatore dovrebbe sottolineare al paziente, ancora prima dell’intervento, l’importanza dell’intimità, intesa come vicinanza emotiva, che può essere soddisfatta non solo attraverso il rapporto sessuale ma, ad esempio, con lo scambio di emozioni e sentimenti e con un contatto fisico affettuoso.

Il counseling pre-operatorio è un elemento desiderato da molti pazienti, soprattutto di sesso femminile. Alcuni pazienti stomizzati hanno avuto difficoltà e un po’ di imbarazzo a discutere delle loro emozioni sessuali, specialmente dopo un profondo cambiamento dell’immagine del loro corpo, preferendo così tralasciare questo aspetto.

L’obiettivo fondamentale ritengo sia quello di aiutare la persona stomizzata a rivalutare la dimensione del piacere nell’ambito del rapporto di coppia e migliorare la propria autostima, ritrovando un equilibrio psico-fisico quantomeno soddisfacente per la coppia stessa, in quanto vita di coppia e sessualità rappresentano una parte importante della quotidianità.

In questo contesto, la figura dell’infermiera stomaterapista deve sapersi muovere con professionalità e delicatezza, creando un clima di confidenza e fiducia nel pieno rispetto della privacy. Anche il rapporto con il partner del/la paziente va gestito con sensibilità, senza invadere la sfera di intimità e complicità che ogni coppia ha diritto di avere e conservare.

In conclusione, ritengo utile riportare alcune delle domande che sono state fatte alle coppie di pazienti stomizzati nell’ambito della ricerca della quale mi sono occupata:

1)        La stomia ha cambiato la frequenza dei miei rapporti sessuali?

2)        È diminuito il desiderio sessuale dopo intervento chirurgico?

3)        A causa della stomia mi sento sessualmente meno attraente?

4)        Mi preoccupo che la sacca di raccolta possa staccarsi durante il rapporto?

5)        Mi preoccupo di non poter raggiungere il piacere?

6)        Sono soddisfatto/a del mio aspetto fisico?

7)        La mia situazione affettiva è migliorata dopo la stomia?

Per fare l’amore non bastano la passione e il desiderio, ma si ha bisogno di sentirsi amati ed accettati, senza la paura di essere abbandonati per potere abbandonarci al piacere. Non dipende solo da chi fa l’AMORE con noi, ma soprattutto da noi stessi. Abbiamo bisogno di amarci e di rispettarci per come siamo. L’intimità, come avvicinarti, baciare, coccolare e toccare può accadere ogni volta che sei pronto”.

Ambulatori stomaterapia

Alessandria, Casale Monferrato - P.O. Santo Spirito  

Viale Giolitti, 2 - Ambulatorio stomizzati            

Ambulatori Chirurgia I° piano      

Telefono: 0142/434883    

Orari e giorni di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 13:00. Il lunedì anche il pomeriggio dalle 14:00 alle 16:00

 

Stomia e alimentazione -Giuseppe Nicolò, Chirurgo A.O. Riuniti di Reggio Calabria

La stomia è il risultato di un intervento chirurgico che consiste nella creazione di un’apertura sulla parete addominale che mette in comunicazione un viscere (apparato intestinale o urinario) con l’esterno; il tipo di stomia dipende dall’organo che è stato coinvolto. Le stomie intestinali (enterostomie) si dividono in ileostomie o colostomie, le stomie urinarie (urostomie) si dividono in pielostomie, ureterostomie, cistostomie.

La dieta costituisce un aspetto fondamentale al fine di conseguire numerosi benefici per le persone stomizzate; durante il processo di adattamento alla nuova condizione, il tipo di nutrizione può influire fortemente sulla quotidianità. La motilità intestinale è decisamente condizionata dall’alimentazione seguita; l’impossibilità di controllare volontariamente la continenza è indicata come la causa primaria di insorgenza di difficoltà di natura psicosociale. Per questo è molto importante seguire una dieta equilibrata, che preveda l’introduzione o l’eliminazione di determinati alimenti che possono influenzare la qualità della vita del paziente stomizzato.

Dopo l’intervento chirurgico è consigliabile evitare i pasti troppo abbondanti; per evitare disturbi è bene consumare porzioni più piccole, magari mangiando più spesso, affinché l’apparato digerente non si sarà interamente ricostituito. È molto importante ascoltare il proprio corpo e consumare pasti regolari.

L’apporto giornaliero di cibo dovrebbe essere suddiviso in almeno tre pasti e due spuntini ad orari regolari; questo aiuterà a regolarizzare l’intestino. Alcuni alimenti possono irritare la parete intestinale, aumentare l’attività dell’intestino, favorire la produzione di gas; altri contengono fibra e richiamano a sé acqua.

Alimenti che accelerano il transito intestinale:

  • alcoolici (vino, spumante,ecc.)
  • bevande gassate
  • latte intero, panna, formaggi grassi e fermentati
  • dolci
  • brodo di carne
  • frutta e verdura
  • cibi fritti
  • carni grasse

Alimenti che rallentano il transito intestinale:

  • pane, pasta, riso
  • pesce cotto al vapore o lesso
  • carni bianche
  • carote, patate
  • mele, banane

Alimenti che provocano la formazione di gas

  • pane, pasta o riso poco cotti
  • legumi
  • pesce fritto
  • carni affumicate
  • cavoli, broccoli e ortaggi appartenenti a questa famiglia, carciofi
  • spezie
  • frutta secca
  • bevande gassate
  • birra e superalcolici
  • gomma da masticare

Alimenti che provocano la formazione di odori:

  • aglio
  • uova
  • cipolla
  • porri
  • melone
  • funghi
  • pesce
  • legumi
  • spezie

Lo zucchero può causare la sindrome da dumping (sindrome da svuotamento rapido); tale condizione che si verifica quando vengono ingeriti alimenti ricchi di grassi saturi e zuccheri, i quali (in gran parte non digeriti) raggiungono l’intestino oltrepassano lo stomaco velocemente e inaspettatamente causando conseguenti vampate di calore, nausea, dolore allo stomaco e diarrea.

Fermo restando che la consistenza delle feci dipende da dove è stata confezionata la stomia, ossia quanto più è in alto lungo il colon tanto più le feci tendono a essere liquide, bisogna tenere presente che alcuni alimenti possono accentuare i problemi di diarrea e feci morbide, flatulenza e rilascio di odori sgradevoli.

Più specificamente possono essere responsabili di feci morbide e/o diarrea i succhi di frutta, gli alcolici, il caffè e tutte le bevande con caffeina, il cioccolato, i cibi molto grassi, i fritti, la crusca, i cereali integrali, i legumi, i cibi piccanti, la liquirizia, le noci, il cocco, la lattuga, la frutta come prugne, ciliegie, kiwi e le verdure a foglia quali bietole, spinaci e cicoria.

Per aumentare la compattezza delle feci può essere utile mangiare le banane mature e il riso bollito, ma secondo le indicazioni rilasciate nel settembre 2015 dal servizio di Dietetica e Nutrizione dell’Ospedale Universitario di Leicester, alcuni pazienti hanno riscontrato un miglioramento della consistenza delle feci con il consumo di formaggi, purè di patate, tapioca, marshmallows, pasta, burro di arachidi, caramelle gelatinose, pane tostato, salsa di mele.

Un’ulteriore precisazione deve essere effettuata in riferimento alla differenziazione di dieta da adottare per il paziente ileostomizzato, colostomizzato e urostomizzato. I pazienti che hanno affrontato un intervento di ileostomia, presentano effluenti liquidi, poiché questo tratto dell’intestino non è deputato all’assorbimento dei liquidi. Per questi pazienti il rischio di disidratazione è molto alto, per cui si rivela necessaria l’introduzione di molti liquidi nell’arco della giornata: almeno 1500-2000 ml al giorno.

Altrettando importante per questi pazienti è reintegrare le vitamine e i sali minerali, attraverso l’assunzione di magnesio, calcio, sodio, potassio, fosforo, assumendo centrifugati di frutta e verdura o spremute di agrumi filtrate. È da preferire una dieta povera di grassi (che aumentano la velocità di transito dei cibi nell’ intestino evitando i cibi fritti, dolci con panna e cioccolato, gelati, salumi, carni grasse, pesci grassi e affumicati, formaggi stagionati) e povera di scorie. 

La frutta, ricca di pectina e cellulosa, dovrà essere mangiata senza buccia e semi o centrifugata mentre bisogna evitare la frutta sciroppata e secca e preferire la frutta di stagione fresca. Come ortaggi evitare asparagi, funghi, cavoli, broccoli, verze, peperoni, melanzane. Risulta essere fondamentale, inoltre, valutare l’assunzione degli alimenti a seconda della tollerabilità individuale; in caso di diarrea, vomito, traspirazione eccessiva, febbre o temperatura ambientale elevata, è necessario riportare le riserve di sali e liquidi a livelli adeguati il più rapidamente possibile.

In caso di stipsi (che può essere causata da un’insufficiente introduzione di liquidi, eccessivo contenuto in fibra, assunzione di cibo non sminuzzato a sufficienza, masticazione non adeguata) evitare i lassativi. Numerose interviste testimoniano che le maggiori preoccupazioni per questa tipologia di pazienti sono la paura del cattivo odore, l’espulsione di gas e la diarrea, che possono causare gonfiore e improvviso riempimento della sacca, generando senso di imbarazzo; questi accorgimenti garantiscono una migliore digestione e regolarità con limitazione della produzione di gas e allo stesso tempo migliorano il controllo delle evacuazioni.

Nel paziente colostomizzato gli effluenti possono essere più o meno liquidi a seconda del sito in cui viene confezionato lo stoma; in caso di colostomia destra (o trasversostomia) potrebbero valere le stesse indicazioni nutrizionali dei pazienti ileostomizzati. In caso di colostomia sinistra, è consigliabile seguire un’alimentazione simile a quella intrapresa nel periodo precedente all’intervento.

La quantità di liquidi ingeriti durante la giornata influenzerà la consistenza delle feci e quindi potrà essere aumentata o ridotta secondo la necessità (almeno 2 litri al giorno), evitare di mangiare cibi che fermentano, troppo speziati o aromatici per tenere sotto controllo la formazione di gas intestinali e quindi di odori. Spesso i pazienti colostomizzati più anziani vanno incontro frequentemente a fenomeni di stitichezza; quando le feci non eliminate iniziano a fermentare nell’intestino, può verificarsi una diarrea paradossale. È molto importante quindi che la dieta di tali pazienti sia ricca di fibre e molto regolare.

Il paziente urostomizzato dovrebbe assumere abbondanti quantità di liquidi (per diluire la concentrazione delle urine), acidificare le urine (per prevenire la formazione di incrostazioni di muco attorno alla stomia) consumando alimenti acidificanti (carni, pesci, uova, cereali, mirtilli, susine, prugne) evitare alimenti che possono conferire odori sgradevoli alle urine (asparagi, cipolla, aglio, cavolfiore, spezie, alimenti fritti) e limitare il consumo di latte, crema di latte, frutta secca, frutta e verdura.

Risulta ora chiaro il ruolo che alcuni cibi svolgono sull’intestino: cibi ricchi di fibra e in grado di fermentare non sono indicati nel paziente con stomie, gli alimenti irritanti o che aumentano le contrazioni dell’intestino dovrebbero essere scartati. Altro aspetto da tenere sotto controllo, soprattutto durante le prime settimane successive all’intervento, è la costipazione per cui sintomi come nausea, vomito, tensione e crampi addominali; l’assenza di feci o presenza di feci molto liquide possono preludere a un blocco intestinale. In tal caso si raccomanda di bere molta acqua ed interrompere l’ingestione di cibo solido, dandosi un termine massimo di dodici ore passate le quali, se i sintomi persistono, bisogna affidarsi alle cure mediche.

La masticazione investe un ruolo rilevante per nella funzionalità intestinale; masticare accuratamente è molto importante per avviare correttamente il processo digestivo. Questo vale soprattutto se si consumano cibi difficili da digerire (alcuni alimenti, soprattutto i cibi ricchi di fibre, possono causare un blocco intestinale); le parti di cibo non digerite possono bloccare l’intestino causando crampi, dolore, materiale acquoso in uscita e un eventuale rigonfiamento dell’addome e della stomia. A tal proposito masticare bene queste tipologie di alimenti può essere di grande aiuto.

Anche il tipo di cottura incide nel processo digestivo. All’inizio del processo di guarigione si consiglia di mangiare prevalentemente cibi bolliti per poi introdurre gradualmente altri tipi di cotture (alla griglia, al vapore, al forno etc.); evitare di mangiare cibi molto caldi o molto freddi è importante in quanto questi potrebbero aumentare la motilità intestinale, favorire le evacuazioni e provocare una sensazione di pienezza di breve durata.

Un altro aspetto da non trascurare è l’assunzione di una postura corretta durante le ore di riposo; riposare in posizione seduta anziché sdraiata facilita notevolmente il processo di digestione e previene il gonfiore; monitorare costantemente il peso corporeo è fondamentale, un aumento di peso può compromettere il corretto funzionamento della stomia, mentre un calo eccessivo è indice di uno stato nutrizionale non corretto.

Si consiglia, comunque, di effettuare periodicamente i necessari accertamenti clinici, sotto la guida di un medico nutrizionista, per tenere sempre sotto controllo l’equilibrio del proprio metabolismo.

 

L’importanza della protezione della cute peristomale - Giovanni Sarritzu, AUO di Cagliari

Nel corso della vita di una persona stomizzata, purtroppo, è possibile che insorgano alcuni problemi o modifiche legate al complesso stomale. Le problematiche a carico della cute peristomale, che è quella superficie cutanea intorno allo stoma, e che sono caratterizzate da un arrossamento e/o danno della cute, sono sicuramente le più frequenti, ed interessano dal 45% al 68 % delle persone stomizzate.

Infatti, si pensa che 1/3 delle persone colostomizzate e ben 2/3 delle persone portatrici di urostomia ed ileostomia presentino almeno una lesione peristomale. In questo contesto la prevenzione assume un’importanza fondamentale per poter mantenere l’integrità della pelle intorno alla stomia. Una cute danneggiata, infatti, innesca tutta una serie di problematiche legate alla gestione del complesso stomale, come un’adesione non ottimale del presidio di raccolta, che comporta infiltrazioni degli effluenti al di sotto del sistema barriera, con distacchi continui del presidio e un conseguente peggioramento della lesione stessa.

Questi problemi influiscono negativamente sulla qualità della vita di una persona stomizzata che si trova quindi costretta ad affrontare la compromissione di un equilibrio ormai consolidato, che può far riemergere tutte le ansie e le incertezze di una gestione non ottimale della stomia, queste problematiche condizionano la vita sociale, la sfera sessuale, l'immagine corporea, l'autostima ed il benessere della persona che le vive.

Il primo passo per il paziente è identificare con precisione il tipo di problema che si trova ad affrontare e scoprire i possibili rimedi.

Molte complicanze possono essere evitate seguendo semplici accorgimenti:

  • Riconoscere l’aspetto della cute al momento dell’applicazione della barriera cutanea, accertandosi che la cute peristomale sia integra e asciutta. Questo garantisce che il sistema di raccolta resti in situ tra un cambio e l'altro.
  • Osservare l’aspetto che ha la cute quando è in buone condizioni e monitorarne il cambiamento. Deve presentarsi rosea e integra come in qualsiasi altra parte del corpo. Tenendo presente questo, sarà più facile rendersi conto dell’eventuale comparsa di alterazioni cutanee.

La prevenzione è la chiave per il mantenimento delle buone condizioni della cute peristomale. La valutazione della pelle intorno alla stomia e dello stoma stesso (colore, posizione rispetto al piano cutaneo, eventuali segni di altre complicanze), dev'essere quotidiana e il paziente deve saper riconoscere la differenza tra una cute sana e una cute irritata. In tutto questo processo il paziente deve essere supportato dal suo stomaterapista, che è il professionista con formazione specialistica, conoscenze e competenze specifiche che lo rendono in grado di erogare prestazioni assistenziali e riabilitative alla persona portatrice di stomia.

Lo stomaterapista conosce le problematiche sia fisiche che psicologiche legate al confezionamento della stomia e al complesso stomale e in genere mette in atto tutti gli interventi assistenziali che sono volti alla prevenzione e/o gestione delle complicanze stomali. Ma cosa è una lesione cutanea peristomale? Normalmente la pelle intorno alla stomia dovrebbe avere lo stesso aspetto della cute del resto del corpo, pertanto un cambiamento di colore o la comparsa di alcuni sintomi come dolore, bruciore o prurito, possono indicare la presenza di una cute peristomale irritata o danneggiata.

La principale causa delle lesioni peristomali è la Dermatite Irritativa da Contatto: si tratta un’alterazione della cute peristomale causata da infiltrazioni croniche al di sotto del sistema di raccolta: infatti le feci e l’urina sono altamente irritanti per la pelle e se inizialmente provocano un arrossamento, secondariamente, se non viene trattata precocemente la lesione tende a peggiorare sino ad arrivare a complicanze molto più serie.

Quindi, risulta molto importante che gli effluenti non entrino in contatto con la pelle, per evitare di danneggiarla, pertanto, è essenziale che la barriera cutanea svolga in modo efficacie il suo scopo che è quello di proteggere la cute. Non sempre questo avviene, infatti, la causa della lesione è da ricercare sicuramente in un errato stomacare; ad esempio, il ritaglio del diametro del foro del presidio molto più ampio rispetto al diametro dello stoma stesso, oppure in una scelta errata del presidio di raccolta.

In questi casi è opportuno rivedere e rivalutare il piano di gestione del complesso stomale andando a correggere i punti critici per permettere alla lesione di guarire. La cura della stomia (stomacare) è il perno centrale dell’attività educativa, in questa fase il paziente inizia a prendere confidenza, aiutato dallo specialista, con la stomia e i presidi di raccolta viene istruito su quali possano essere le problematiche legate al complesso stomale e viene incentivata l'autovalutazione per il riconoscimento precoce di un eventuale complicanza.

Per una corretta gestione della stomia le parole chiave devono essere: riconoscimento delle condizioni della stomia e protezione della cute in modo tale da prevenire l’insorgenza di complicanze o nel caso si manifestino l'immediato riconoscimento della stesse per poter intervenire precocemente con gli opportuni trattamenti. Una alterazione della cute peristomale si può verificare anche a causa di complicanze quali l’ernia parastomale, retrazione, distacco muco-cutaneo, o una modifica della conformazione addominale causata dall'aumento o dalla perdita di peso: queste modifiche che alterano il profilo corporeo possono compromettere l'efficacia del sistema di raccolta nel proteggere la cute peristomale.

In questi casi il supporto dello stomaterapista è fondamentale perché per esempio nel caso di distacco muco-cutaneo sarà necessario l'utilizzo di medicazioni avanzate che dovranno essere gestite in ambito ambulatoriale. Come possiamo fare per mantenere una cute peristomale sana e prevenire le complicanze legate alle infiltrazioni degli effluenti al di sotto della barriera cutanea?

Per evitare errori di ritaglio della placca barriera soprattutto in quelle stomie con una forma non tondeggiante può essere opportuno l'utilizzo di un sistema modellabile che grazie alle sue caratteristiche permette di sigillare la stomia qualsiasi sia la sua forma e in più si adatta alla forma e alla dimensione dello stoma, prevenendo il rischio di infiltrazioni durante tutto l’arco della giornata. La barriera non si taglia e non si allarga, l'adesivo si arrotola verso l’esterno e si schiaccia con le dita: questo permette una grande facilità di utilizzo e di insegnamento e l’adesivo flessibile si espande e contrae seguendo il profilo stomale in più la barriera a contatto con la stomia gelifica creando creando un vero e proprio sigillo tra stoma e cute.

Oltre al sistema di raccolta più adatto alle esigenze del paziente, è bene adoperare gli accessori per la cura della stomia che posso aiutare a gestire e prevenire le complicanze cutanee. Ultimi e recenti studi evidenziano che un’altra causa dell’alterazione dell’integrità cutanea sono le lesioni da “strappo” (il coddetto stripping: l’eliminazione frequente del sistema di raccolta).

Oltre l’80% delle persone stomizzate manifesta un’alterazione cutanea entro i due anni dall’intervento di confezionamento di stomia. Le alterazioni della cute peristomale sono particolarmente diffuse e alcune sono provocate dalla rimozione della placca adesiva. Quando un adesivo viene rimosso dalla cute, vengono rimossi anche strati superficiali di cute (epidermide); nel caso in cui vengano rimossi più strati e la pelle non ha tempo a sufficienza per rigenerarsi possono formarsi delle lesioni e la funzione barriera può risultare risulta compromessa.

Queste complicanze, conosciute come eritemi, danni da strappo o lacerazioni, erosioni si osservano appunto dopo la rimozione ripetuta e continua dell’adesivo. Gli accessori per stomia possono aiutare a proteggere la cute dal contatto con gli effluenti in diversi modi, ad esempio favorendo la tenuta del sistema di raccolta, oppure creando un sigillo attorno allo stoma e possono anche evitare le lesioni da strappo grazie ad una rimozione atraumatica del dispositivo. Vediamone alcuni nel dettaglio:

  • la pasta può essere utilizzata quando non è consigliato l'utilizzo di una barriera modellabile; aiuta a ridurre le perdite mediante livellando le irregolarità della cute intorno alla stomia, riempimento le cicatrici o le pieghe della pelle, creando una salda tenuta tra lo stoma e il dispositivo migliorando l’adesione della placca.
  • l’anello modellabile viene utilizzato per creare una tenuta migliore tra lo stoma e il dispositivo, sigillando il contorno della stomia, proteggendo la pelle dal contatto con gli effluenti. È facile da plasmare nella forma desiderata, soprattutto per quelle stomie con una forma non circolare e aderisce perfettamente alla pelle, anche su grinze o pliche, aiuta a mantenere la pelle asciutta assorbendo l’umidità cutanea.
  • Rimuovi adesivo in formato spray o salviette facilita la rimozione degli adesivi, senza creare irritazioni, infatti aiuta a rimuovere in modo delicato la placca ed a eliminare i residui di adesivo dalla cute.
  • Film protettivo spray o salviette crea una sottile barriera protettiva tra cute e placca, proteggendola dal contatto con gli effluenti, si asciuga in pochi secondi lasciando la pelle pronta per applicare un nuovo adesivo.
  • La cintura addominale può essere molto utile in caso di addome irregolare o sporgente. Fornisce un ulteriore senso di sicurezza e di tenuta del dispositivo

In conclusione

La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e per un paziente portatore di stomia, la possibilità di gestire il complesso stomale in modo ottimale è fondamentale per raggiungere questo stato di benessere generale, ma come abbiamo visto la stomia e la cute peristomale possono andare incontro a diverse problematiche. Fortunatamente ci sono tutta una serie di interventi e prodotti che possono aiutare a prevenire e trattare queste complicanze, ma è e resta fondamentale la prevenzione.

Un approccio basato sull’autovalutazione della pelle intorno alla stomia da parte della persona, in modo da individuale precocemente la comparsa di segni che possano indicare la presenza di un’alterazione cutanea è fondamentale. Rivolgersi allo stomaterapista di fiducia precocemente per individuare la causa e iniziare il trattamento può fare la differenza nella gestione di una complicanza. Pertanto, l'autovalutazione è una parte fondamentale del processo di prevenzione, dal momento che la salute della cute peristomale e il mantenimento dell’integrità cutanea peristomale sono l’obiettivo principale per il benessere globale della persona stomizzata.