Trent'anni di Servizio me+: la parola a Serenella e Ornella, le coordinatrici

Serenella Pallotti, coordinatrice e consulente ConvaTec dal 1991

Ci racconti qualcosa di te?

Sono Serenella Pallotti; sono nata 58 anni fa a Velletri, uno dei Castelli Romani. Già da piccola volevo fare qualcosa che potesse aiutare gli altri. Ho deciso dopo le superiori e nel 1982 sono diventata Infermiera. Ero la caposala di un reparto di lungodegenza. Purtroppo, però, persi improvvisamente mio fratello a soli 26 anni: una sofferenza enorme che mi ha portato a ripensare il mio percorso personale; restare in ospedale avrebbe significato continuare a restare a contatto con la sofferenza. Dopo vari lavori, sono approdata in ConvaTec nel 1991. Sono 30 anni che lavoro in ConvaTec e nello specifico nel servizio me+, al servizio del paziente, ma anche degli operatori sanitari. Amo gli animali che sostengo grazie alle associazioni di volontariato; mi piace stare a contatto con la natura, e adoro soprattutto la campagna e il mare.

Se dovessi descriverti?

Sono una persona solare, amo la compagnia. Mi piace trascorrere il tempo libero con la famiglia e con gli amici, condividendo le mie opinioni sull’attualità. Di base, sono una persona molto curiosa. Mi piace andare fino alla radice delle situazioni; penso di poterlo fare solo confrontandomi con gli altri.

Trent’anni di servizio me+: ci racconti cosa significa?

Direi trent’anni e non sentirli. Per vent’anni ho lavorato come consulente e ho sempre supportato al telefono i pazienti. Ognuno di loro mi ha dato una gioia immensa; con alcuni è nata una vera e propria amicizia. A volte, in occasione delle trasferte di lavoro, ho avuto anche la fortuna di incontrarli. Ho avuto l’opportunità di dare e ricevere molto, mi sentivo utile per delle persone che avrebbero potuto essere anche miei familiari. Il mio lavoro è quello di rendere un servizio alle persone che hanno bisogno di aiuto: quello per cui ho studiato. Anche adesso che da 10 anni sono la coordinatrice di 12 consulenti e capita di frequente che i pazienti chiedano al mio gruppo di me. Ho in mente tante persone stomizzate con le quali ho parlato per 30 anni.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Vedere lo stesso impegno e la passione delle colleghe del mio gruppo. Per me è fondamentale pensare che il mio lavoro contribuisca al miglioramento della qualità di vita delle persone stomizzate.

C’è un aneddoto cui sei particolarmente legata?

Ce ne sono tantissimi. Quello che ricordo ancora con emozione è legato ad un paziente che mi è stato vicino in un momento particolarmente difficile della mia vita. Abbiamo continuato a sentirci e quando, sul letto di morte, ha chiesto di me, ConvaTec mi diede la possibilità di andare a trovarlo. Mi ha augurato il meglio, e stato un momento di fortissimo coinvolgimento emotivo.

Perché una persona stomizzata dovrebbe chiamare il Servizio?

Perché trova sicuramente le risposte a tutte le domande che può avere incontrato fin dall’immediato postoperatorio. Non tutti sanno cosa sia la stomia: spesso è una doccia fredda che implica un veloce adattamento alla nuova situazione, che non riguarda solo chi ha affrontato l’intervento, ma che coinvolge anche l’intero nucleo familiare. Noi consulenti siamo tecnici di prodotto: offriamo un supporto concreto e assistiamo il paziente in ogni sua esigenza. Grazie alla collaborazione continua con gli operatori sanitari, possiamo indirizzare il paziente presso il centro di riabilitazione più vicino alla sua abitazione; non ultimo, all’interno del gruppo abbiamo 2 psicologhe, pronte ad ascoltare ed offrire supporto emotivo. Perché dovresti chiamarci? Perché siamo sempre a disposizione e pronte a trovare una soluzione per una migliore qualità di vita del paziente stomizzato.

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Ornella Guerra, coordinatrice e consulente ConvaTec dal 1998

Ci racconti qualcosa di te?

Ornella la stiamo ancora scoprendo: mi piace ascoltare le persone e penso che sia il mio dono, una dote che mi è servita in questo lavoro, sia con le persone stomizzate che con le consulenti del mio team. Saper ascoltare è fondamentale per creare un legame con le persone. Questo vuol dire anche non aver paura di far trasparire le proprie fragilità.

Trent’anni di servizio me+: ci racconti cosa significa?

Sono volati! Significa aver avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada professionale delle persone che mi hanno fatto crescere personalmente. Posso dire che il Servizio sia quasi una famiglia: tutte le persone con le quali mi sono confrontata mi hanno aiutato a guardare le cose da un’altra prospettiva. Mi sento come se dovessi sempre cominciare, migliorarmi e poter aiutare anche agli altri.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Lo scambio delle esperienze, di punti di vista soprattutto in questo momento in cui è necessario collaborare ancora di più a stretto contatto.

Perché una persona stomizzata dovrebbe chiamare il Servizio?

Perché troverebbe tutte le risposte di cui avrebbe bisogno, sia in termini di prodotti e servizi che di informazioni. Anche qualora non fossimo in grado di dare risposte immediate, sapremmo comunque a chi indirizzare il paziente.

C’è un aneddoto cui sei particolarmente legata?

Mi è capitato di supportare la mamma di un bambino urostomizzato. Per il tipo di legame che si è creato, mi è sembrato che quasi fosse lei a darmi coraggio. Mi è rimasto impresso che mi disse. “Ci sono tante persone come mio figlio e, grazie ai suoi consigli sicuramente risolveremo la situazione”.

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