Stomia e legalità: le insidie della “Visita di verifica” e l’accessibilità dei bagni nei luoghi di lavoro

Cari Amici,

si ripropone spesso il problema della risposta data dalla Commissione per la valutazione dell’invalidità civile in seguito a visita di verifica della percentuale precedentemente assegnata. La visita di verifica è di frequente sottovalutata, ritenendosi erroneamente che, dal permanere delle stesse condizioni riscontrate nella prima visita, sia consentito dedurre la “ovvia” conferma di quel responso. Non è così. Anzi: se già in occasione del primo confronto con la Commissione è quanto mai opportuno avvalersi del sostegno professionale (a spese del paziente) di un medico di fiducia (di regola un medico specializzato in “medicina legale”) tale precauzione è ancor più raccomandabile in sede di verifica.

Infatti, in tale circostanza viene rivalutata tutta la condizione di disabilità e proprio la stabilizzazione della situazione può risolversi in un ridimensionamento dell’originario accertamento, comunque ragionevolmente prevedibile nel caso di un miglioramento del quadro clinico complessivo. Ecco perché, per prevenire sgradevoli sorprese, quali l’abbassamento della percentuale di invalidità, la revoca dei benefici di cui all’art. 3 della L.104/92 o dell’indennità di accompagnamento, è opportuno presentarsi alla visita di verifica con il sostegno di uno specialista.

Tale assistenza (orientativamente del costo di una visita specialistica), ove non si conosca già un medico legale, potrà essere ottenuta dagli enti di patronato. Il rimedio, nel caso di esito sfavorevole del nuovo accertamento, è dato dalla sua tempestiva impugnazione, in sede giudiziale, necessariamente con l’assistenza di un avvocato preceduta dal consulto del medico, cui si chiederà anche il successivo appoggio del consulente tecnico di parte (cosiddetto CTP), quando il tribunale avrà disposto l’ineludibile Consulenza Tecnica d’Ufficio. Tale percorso va intrapreso ben prima della scadenza del termine per l’impugnazione, che è evidenziato in calce al verbale di accertamento comunicato per raccomandata andata e ritorno.

L’accessibilità dei bagni sul luogo di lavoro

Un delicato problema, che si presenta nei luoghi di lavoro, è quello dell’accessibilità e fruibilità dei bagni per le persone diversamente abili ed in particolare per gli stomizzati. Il riferimento normativo (Disegno di legge n.498 /2008 art. 4, lett. m) parla chiaro e deve essere mutuato anche per le persone stomizzate: “[…] spazi ed attrezzature idonei ad assicurare ai disabili stomizzati ed incontinenti la possibilità di poter svolgere in modo adeguato le funzioni necessarie, anche nel rispetto di regole igieniche particolari e della necessaria esigenza di riservatezza, quali bagni riservati, specchi, lavandini, irrigatori, appositi raccoglitori igienici di rifiuti, spogliatoi, illuminazione adeguata, aeratori e similari".

Il contesto normativo è sollecitato sin dal 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute). In Italia la normativa di riferimento (in particolare la L.104/1992, art. 24 con i suoi richiami: alla L.13/1989; alla legge 118/1971, alla Legge n. 13/ 1989; al DPR n.384/1978; al D.M.LL.PP. n.236/1989 e loro successive modificazioni) individua tre livelli di accessibilità, visitabilità, adattabilità che, con riguardo al settore privato possiamo ricondurre in sintesi alla distinzione tra aziende soggette o meno al “collocamento obbligatorio”. Il riferimento è l’art 63 del Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro (D.lgs n.81/2008).

Un caro saluto a voi tutti

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