La storia di Alessandro, urostomizzato - Great Comebacks™ 2016

febbraio 9, 2021

Mi chiamo Alessandro, quest’anno farò 72 anni. Lavoravo come impiegato nella pubblica amministrazione e sono andato in pensione 10 anni fa. Da quel momento mi sono dedicato alle mie passioni: la moto e la musica. Dal 1965 ho un gruppo che suona musica anni 60-70 in giro per l’Italia. Ci accompagna una ragazza con una voce bellissima per cui abbiamo aggiunto brani più moderni al nostro repertorio. Ho due figli grandi: da quando sono andati via di casa, ho usato le loro stanze come studio. Speriamo che, pandemia permettendo, a maggio si possa tornare a viaggiare.

Perché hai dovuto affrontare l’intervento?

Perché ho avuto un tumore alla vescica, non avevo alternative e ho dovuto affrontare l’intervento che ha portato al confezionamento di una urostomia. Sono trascorsi 6 anni dall’intervento e devo dire che, per fortuna, non ho avuto grandi problemi: ho continuato a dedicarmi alle mie passioni. Se mi limito non è per la stomia, ma per l’età! Continuo a dedicarmi a tutte le mie attività preferite, purché gli “acciacchi” dell’età me lo consentano.

Cosa vuol dire vivere con una urostomia?

È un argomento che mi tocca sempre, essendo Presidente dell’Associazione Bresciana Incontinenti e Stomizzati (da circa 6 anni). Sono sempre rimasto molto colpito dal fatto che gli stomizzati tendano a “nascondersi” e abbiano paura del giudizio degli altri, perché temono che la sacca possa staccarsi. Per me l’Associazione ha proprio la funzione di far venire allo scoperto le persone che vivono la mia stessa condizione. Non capisco perché nascondersi: ci sono delle persone che si sottopongono ad interventi di chirurgia estetica che a volte sono talmente invasivi da cambiare i connotati: perché vergognarsi allora della stomia, che è una invalidità invisibile? Vi racconto un aneddoto: mi trovavo in un bar e dissi di essere stomizzato. Una persona mi disse: “Se fosse capitato a me, non sarei più uscito di casa”. Diciamo che colsi l’occasione per fare sensibilizzazione sulla stomia: raccontai che invece, io, ero partito in moto per Barcellona: quanti a 70 anni avrebbero fatto lo stesso? Personalmente, ho cercato di riprendere subito la mia vita: ho iniziato ad uscire dopo 4 giorni dall’operazione. Certo, sicuramente non siamo tutti uguali e ognuno ha i suoi tempi.

Quanto è importante il ruolo dell’Associazione?

L’Associazione serve a far circolare le notizie sugli ospedali e sulle novità di prodotto. Una parola lasciatemela dire sull’importanza che rivestono le donne in Associazione: sono il motore “empatico” del gruppo. Il loro supporto, dal punto di vista emotivo, impagabile: il ruolo della donna è diverso da quello dell’uomo. Quando un nuovo iscritto entra nel gruppo viene attorniato dalle altre donne: sono multitasking, le persone si sentono accolte e si stringe un legame di solidarietà che non ha paragoni. Nella mia vita ho sempre lavorato con donne. Carducci ha chiamato Brescia “Leonessa d’Italia”; e le nostre donne sono le nostre leonesse.

Che tipo di prodotto stai utilizzando? Quanto è importante trovare il sistema più adatto alle proprie esigenze?

Sto usando un sistema monopezzo convesso. Ogni giorno lo cambio: ho scelto questo prodotto perché mi fa sentire più sicuro dal punto di vista igienico. Inoltre, adopero la pasta protettiva.

Cosa ti senti di dire alle persone che vivono la tua stessa esperienza?

Alle persone che vivono la mia stessa esperienza dico di tornare a dedicarsi alle attività che svolgevano prima, di rivolgersi alle Associazioni e agli stomaterapisti. Quando la mia storia è stata selezionata per Great Comebacks, ho avuto la possibilità di conoscere molte persone e molti stomaterapisti e questo è stato fondamentale. Il loro è più di un mestiere: è una missione. Non è una scelta occasionale: ci vuole passione e dedizione. I primi tempi soprattutto è fondamentale trovare una persona esperta che ti accompagni nella strada verso la riabilitazione. L’Associazione è importante: i pazienti possono portare avanti i propri diritti.

Come ConvaTec ti ha aiutata a ritornare alla vita quotidiana?

ConvaTec mi ha sicuramente aiutato con il Programma Great Comebacks. La mia situazione di stomizzato è come avesse trovato una svolta: condividere la propria esperienza aiuta a venire “allo scoperto”. Un’altra iniziativa importante è stata il me+ recovery: organizzare un evento con le persone stomizzate incentrata sull’attività fisica, consente anche diffondere anche di più il messaggio e arrivare ai giovani. Non siamo in pochi e dobbiamo diffondere questa iniziativa. Nonostante il periodo COVID noi come Associazione stiamo andando avanti e nessuno dei nostri associati ha contratto il virus.

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